Taccuino

I luoghi del Photofestival a Milano

Valeria Prina

151 mostre fotografiche compongono la 12a edizione del Photofestival in programma dal 20 aprile al 20 giugno 2017 a Milano in sedi molto diverse. Tra le tante abbiamo puntato l’attenzione su 10 modi differenti di fotografare i luoghi

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Europa, muri che non dividono

Valeria Prina

Una volta era il Muro di Berlino. Per anni si sono letti racconti di fughe rocambolesche, spesso intrecciate con racconti di uccisioni a cui corrispondeva un orrore generale. Poi venne il 1989: fine del Muro, fine dei muri. O almeno così si credeva.

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Dai 4 elementi alla fotografia

Valeria Prina

Primi mesi dell'anno e oroscopi: il legame tra i due sembra sempre più stretto. Così sui giornali appaiono oroscopi suddivisi secondo i vari segni, in televisione si illustrano i grafici che permettono di ipotizzare l’andamento dell’anno secondo il segno astrologico. La gente li segue con sempre più interesse o curiosità al punto che quando, il primo di gennaio di quest’anno, la cronaca drammatica ha preso spazio sacrificando le previsioni per il 2017, molti hanno protestato nonostante si trattasse di fatti davvero importanti.

La gente: come scoprirla. Sono tanti gli aspetti sotto i quali è possibile guardare il mondo e ciò che ci circonda. Si può cercare di capire che cosa influenza le scelte in fatto di consumi: sono le mode, i prezzi, l'attenzione all'ambiente o altri fattori? Si può anche vedere come l'obiettivo scruta i comportamenti, il modo di vivere in periodi obiettivamente non facili. Ma si può anche scoprire la bellezza del mondo che ci circonda e che l'uomo non deve distruggere. Così le foto che colgono questo aspetto portano, come un circolo chiuso, ai comportamenti degli abitanti di questo mondo. Sono tre aspetti, intimamente connessi, che abbiamo cercato di indagare attraverso i risultati dell'Osservatorio 2016 di Findomestic sui consumi, la mostra “Gli Americani di Robert Frank” esposta a Milano e le foto di Andrea Pistolesi che compongono il calendario Epson 2017 dal titolo “Senza Confini”, una tradizione ormai consolidata e sempre bella.

Dieci anni di osservatorio digitale: l'anniversario è di quelli da festeggiare. Per farlo, considerando la vocazione fotografica della testata, abbiamo scelto uno stile ugualmente fotografico. Dieci anni sono il risultato di altrettante tappe, che di anno in anno si sono concretizzate in una attenta analisi del mondo fotografico e di come la fotografia può essere coinvolgente, strumento per raccontare, analizzare, divertire, stupire, ricordare.

L'ottobre che è iniziato nella Grande Milano si annuncia come un periodo culturalmente ricco, con la fotografia tra i principali motori di questa rinnovata attenzione a un aspetto così importante come la cultura, unica arma non spuntata contro la violenza. La fotografia segna anche la sinergia tra istituzioni differenti e la considerazione di una città che ormai ingloba nella sua offerta culturale anche l'hinterland milanese, in nome della Grande Milano.  Per il pubblico è anche una occasione per un excursus tra momenti del passato e grandi nomi della fotografia.

La fotografia come scelta soggettiva, l’attenzione all’attualità e il 2016 come anno del verde: dall’unione di queste considerazioni nascono le note di questo mese. Aggiungiamo qualche altra considerazione: la prima settimana di ottobre è indicata come la Settimana vegetariana mondiale, gli anni 2010–2020 sono il Decennio delle Nazioni Unite per i deserti e per la lotta alla desertificazione, il 2016 è l’anno dei legumi, mentre il 2017 sarà l’anno del turismo sostenibile. Insomma, parlare di verde e di alberi non sembra affatto fuori luogo. La fotografia è sicuramente chiamata in causa come strumento per parlarne nel modo più coinvolgente, considerata la grande fotogenia di alberi e verde. Ma la fotografia è anche uno strumento soggettivo – contrariamente a quanto pensano in molti – perché è l’autore delle foto che decide dove puntare l’obiettivo e che cosa cogliere e quando farlo. Che poi chi vede una foto pensi che se lo vede è vero non può che aggiungere fascino allo strumento fotografico, in un modo in cui nulla è imparziale.

Ieri e oggi, ma questa volta il passato è quello del 2015 con l’Expo. Qui vi vogliamo proporre la nuova versione, chiamata Experience rEstateaMilano, che permette uno sguardo ridotto, ma anche differente, non più puntato sui tanti Paesi e la possibilità di scoprire i loro modi di vivere e le proposte per un futuro migliore. Ora l’attenzione è sul coinvolgimento del pubblico milanese in versione vacanziera, con iniziative per bambini e sportive, unite ad alcune delle attrazioni di maggior successo di allora. Lo sguardo che proponiamo oggi non vuol essere un amarcord: si propone invece di suggerire opportunità da cogliere, anche da un punto di vista fotografico, sia per chi aveva vissuto l'Expo, sia per chi lo aveva perso e ora potrà recuperare alcuni momenti di forte emozione. Questa volta l'ingresso è solo venerdì, sabato e domenica dalle 14 alle 23, ma è gratis - conviene informarsi sulle modalità di accesso e i relativi ingressi - e non c'è nemmeno folla (almeno così era nelle prime settimane di riapertura).

Un sottile filo lega il passato e il presente quando si parla di immagine. A fare da trait d’union tra passato e presente è la medesima voglia di conoscere e raccontare la realtà. Cambiano gli strumenti, non c'è più un committente o meglio ogni soggetto diventa committente di se stesso, rivolto a un pubblico che si immagina interessato a vedere quel tanto di passato che può ancora rivivere oggi. Vogliamo parlare di casi molto diversi tra loro, ma che hanno interessato e sanno ancora coinvolgere un ampio pubblico.

Un anno fa era l'Expo. Milano ha raggiunto così il livello massimo di appeal a livello internazionale. Anche in fatto di fotogenia, perché ha offerto grandi occasioni di fotografare, ma anche di vedere mostre fotografiche. Chiuso l'Expo è ora la volta del XXI Century Design After Design in programma nel capoluogo lombardo dal 2 aprile al 12 settembre 2016 alla Triennale e in varie altre sedi. Dunque l'appeal fotografico di Milano rimane, con una importante differenza, perché se allora l'attenzione si concentrava in particolare su decumano e cardo, ora, con le mostre diffuse, tutta Milano può essere protagonista davanti all'obiettivo. Addirittura vedendo una esposizione si può insieme scoprire o rivedere una zona di Milano, cogliendo l'occasione di fotografarla.

In un mondo a colori il bianco e nero si distingue: è quanto sta avvenendo nella fotografia, dove con il digitale appare quasi inevitabile scattare a colori. Se, quando la fotografia era analogica, l'autore decideva come scattare – anche se fino agli anni ’70 le foto erano quasi sempre in b/n - scegliendo tra la pellicola bianco e nero e quella a colori, magari influenzato dalla possibilità di stampare personalmente, con il digitale la scelta è a ogni scatto o può essere in post produzione. Così ora la foto che non ti aspetti è quella in bianco e nero, anche se non è l'unica sorpresa possibile quando si parla di immagini fisse.

Milano e la fotografia: uno stretto rapporto che continua con molte sfaccettature, portando alla scoperta del mondo. Ne abbiamo parlato più volte in questo ultimo anno su osservatorio digitale. Perché quel rapporto tra Milano e la fotografia si sviluppa attraverso mostre fotografiche che permettono uno sguardo sul mondo che ci circonda - fatti, luoghi, persone, situazioni, anche sogni - attraverso una visione personale dei diversi fotografi. È successo con le tante mostre ospitate nei diversi luoghi milanesi e con il Photofestival che, dopo le due edizioni nel 2015, riconquista l'attenzione del pubblico dal 20 aprile al 12 giugno con il titolo Segni, Forme, Armonie.

Expo, le 10 foto che vedremo ancoraLa domanda è ricorrente tra amici: ti è piaciuto l'Expo? A distanza di mesi il ricordo non si è affievolito: negli smartphone e nelle schede di memoria delle fotocamere restano tante foto scattate durante i sei mesi della manifestazione e altrettanti video, tutti da rivedere e mostrare agli amici come fossero dei trofei, a volte conquistati dopo code più o meno lunghe, ma in molti altri casi realizzati semplicemente percorrendo il decumano. Così, nei mesi precedenti, l’attenzione su osservatorio digitale è stata puntata sulle 10 occasioni fotografiche offerte dall’Expo, le 10 modalità per scoprirlo, l'allegria con cui ha saputo coinvolgere i visitatori attraverso i colori, ma anche tutto ciò che rischiavano di perdere i tanti che si erano ridotti a ottobre a visitarlo. Successivamente l'Expo è stato occasione per 10 riflessioni legate alla fotografia e momento di lancio di altri appuntamenti internazionali. Ora chi scrive queste note si è chiesta quali foto siano più ricorrenti negli archivi personali. Ecco una classifica dei dieci soggetti e relative foto che sembrano più probabili.

È come una staffetta, con il testimone che passa da una mano all'altra. In questo caso la mano di partenza è una, l'Expo di Milano, ma quelle a cui viene lasciato il testimone sono oltre una decina: altrettante occasioni di incontro per il pubblico, ma anche promesse di interessanti fotografie o di scoperte fotografiche attraverso delle mostre in giro per il mondo.

Archiviato l’Expo, superata inevitabilmente la sindrome dello «sta per finire e non ci sono ancora andato», rimangono tutte le considerazioni che la manifestazione ci ha portato. Si tratta di scoperte, conferme, condivisioni di soluzioni, informazioni, verifiche su quanto viene fatto negli altri Paesi, ma anche scoperta e conoscenza di Paesi spesso del tutto ignorati o di cui c'erano informazioni superficiali o addirittura sbagliate. È stato possibile scoprire quanto la tecnologia sia ormai avanzata, sia per divertire che per coinvolgere e informare, ma anche per offrire delle possibilità di migliorare la vivibilità. Ad esempio, il materiale con cui è realizzato il Palazzo Italia è in grado di assorbire l'inquinamento esterno: a contatto con la luce del sole, infatti, il principio presente nel materiale consente di «catturare» alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog.

Ultima chiamata per l'Expo. Mancano poche settimane alla chiusura e sarebbe davvero un peccato perderlo, anche considerando che il prossimo a livello universale sarà nel 2020 a Dubai. Ma non è certo questo l'unico motivo che può invogliare a una visita. È sicuramente una occasione di tante scoperte, confronti, ispirazioni anche per chi si interessa di fotografia e di video. Ed è una occasione per soggetti fotografici di ogni genere. E infatti nel primo reportage pubblicato a giugno abbiamo prospettato 10 occasioni fotografiche, nel secondo di luglio e agosto abbiamo proposto 10 modalità con cui scoprirlo e nel numero di settembre, suggerendo un tocco di allegria, abbiamo parlato di tutti i colori dell'Expo. Altri appuntamenti vi attendono per i prossimi mesi; intanto, qui vi diciamo che cosa rischiate di perdere: sarebbe un peccato!

L'allegria è il tema di questo terzo reportage sull'Expo, dopo la prima puntata che illustrava 10 occasioni fotografiche e quella successiva con altrettante modalità alternative di scoperta. Perché è meglio non vivere l’Expo come una serie di insegnamenti: come sempre l'allegria, il divertimento, la soddisfazione delle proprie curiosità primarie aiutano a cogliere messaggi più importanti, invogliano a scoprire realtà e Paesi altrimenti conosciuti solo per stereotipi, inducono a considerare culture e colture differenti, stimolano a valutare soluzioni proposte per permettere a tutti di nutrirsi. Consentono anche di capire che questa Terra, con tutte le sue bellezze naturali e realizzate dall'uomo nei secoli, è un posto molto bello dove vivere, a patto di non distruggerlo. Dunque quei sognatori a cui, fin dal primo reportage, dicevamo rivolgersi l'Expo hanno tutto il diritto di pensare che il loro è un sogno realizzabile. Sogno anche a colori, naturalmente. A colori, come lo è la natura e l’Expo (tutto da fotografare).

Entriamo all’Expo: l’invito si rinnova. È certo una occasione che vale la pena di non perdere e se qualcuno cerca di dimostrare che questa è una manifestazione di multinazionali, dopo inevitabile invito a vedere prima di giudicare (come è invece sport molto diffuso), si può rispondere che tutto dipende da come si vive una esperienza. Questa la si può vivere cercando di confrontarsi con gli altri, puntando sulla collaborazione e la solidarietà, entrando nei padiglioni dei vari Paesi per capire la loro cultura, per scoprire soluzioni proposte o affrontate, per conoscere le loro materie prime e come le usano. Anche per scoprire la bellezza e la storia dei vari Paesi. Perché tenerne conto può essere un modo per non desiderare la distruzione di ciò che appare diverso.

Guida fotografica a Expo 2015 - Prima partePrendetevi una settimana di tempo. Almeno. L'Expo non vi deluderà. Vi permetterà un giro del mondo, non in 80 giorni, ma a 360° tra Paesi di cui non avete mai sentito parlare o che pensavate non vi interessassero o, al contrario, che ben conoscete e di cui potrete rivivere emozioni e sensazioni. Scoprirete la bellezza di vari Paesi, in alcuni casi la loro cucina che potrete anche assaporare e potrete valutare le loro proposte e soluzioni (già attuate o pensate per il futuro) sul tema nutrizione. E certamente vedrete l’immagine che quei Paesi vogliono dare al resto del mondo, attraverso l'architettura dei padiglioni e l'attenzione alle piante e alle colture e il tanto verde all'interno di padiglioni in cui non ve lo sareste aspettato.

Expo, è iniziata la tua ora (e lo sarà fino alla fine di ottobre). «Ci siamo», potremmo dire replicando le parole di Giuseppe Sala all’inaugurazione del 1° maggio perché, tra voci ottimistiche e altre di detrattori, l'Expo è iniziato portando Milano al centro dell'interesse su un tema così importante come la nutrizione e l'ecologia - il primo passo è stata la carta di Milano -, ma anche rendendo il capoluogo lombardo una meta interessante a livello mondiale. «La più interessante per il 2015» l'ha definita il New York Times. Ed è una città tutta da scoprire, che a ogni ora può presentare un aspetto differente, ma anche capace di riservare grandi sorprese a chi è disposto ad abbandonare i tragitti più tradizionali. Perché, oltre al Duomo e al Castello Sforzesco, alla moda e allo shopping, c'è molto altro da scoprire.