Marco Introini

Profili

Marco Introini

Ezio Rotamartir

È un signore dai modi gentili ed eleganti che va per il mondo a cercare luoghi che, spesso e volentieri, nascondono una grande anima.
Marco Introini, architetto e fotografo.

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Eolo Perfido

Ezio Rotamartir

Il profilo di questo mese è dedicato a un professionista giovane ma già molto conosciuto nel mondo della fotografia come un personaggio di grande spessore e di elevata personalità: Eolo Perfido, fotografo di street, di moda, di advertising e chi più ne ha più ne metta, oltre a essere anche uno dei pochi Leica Ambassador italiani.

Logo Photkina 2016Come di consueto, al ritorno dalla kermesse tedesca, il reportage di questa settimana internazionale di fotografia che ci ha regalato interessanti novità e, come al solito, una visione più chiara di quanto sta succedendo in questo nostro mondo. Iniziamo subito col dire che le parole chiave o i leitmotiv di questa edizione appena conclusa sono stati autofocus, ottiche per il cinema, gimbal e filtri: in queste quattro categoria abbiamo avuto modo di vedere  focalizzato gli sforzi di molte casa produttrici. Una menzione speciale potrebbero averla anche 4K, action camera e medio formato. È ovvio che anche molte novità riguardanti corpi macchina e ottiche, così come nuove soluzioni nel mondo dell’illuminazione controllata hanno fatto parlare di sé ma, se possibile, in modo meno eclatante di quanto ci potessimo aspettare.

Ma vediamo con ordine quanto è successo al Photokina 2016, la più grande e nota manifestazione internazionale dedicata al mondo della fotografia giunta ormai alla sua trentaquattresima edizione.

Cominciata nel 1950 per tre edizioni, fino al 1952, continuò su base annuale prima di diventare, come ancora oggi, una manifestazione biennale. Tra alti e bassi il pubblico è sempre stato tantissimo e l’affluenza di operatori del settore, professionisti e amatori di ogni livello non si è mai fatta desiderare. Vi furono tuttavia alcune edizioni, a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, nelle quali si pensò di riservare l’ingresso solo agli operatori di mercato per alcuni giorni e fu proprio quello il periodo in cui si registrò un brusco calo di visitatori che passarono dagli oltre duecentomila a meno della metà.

L’edizione 2016 si è conclusa con numeri che riportano ai fasti del passato: 191.000 visitatori da 133 diversi Paesi per visitare una fiera dove sono intervenute ben 983 aziende da 42 Paesi per presentare i loro prodotti più recenti e innovativi; davvero bei numeri per i tempi che corrono.

L’avventura per la stampa comincia, come sempre, il giorno che precede l’apertura ufficiale della manifestazione; è il giorno dedicato alle conferenze stampa che trovano spazio sia nelle sale riservate sia all’interno dei padiglioni, negli stand, circondati da operai al lavoro che, nel tentativo di ultimare correttamente le loro costruzioni, guardano in modo non sempre amorevole l’orda di giornalisti che invade i loro spazi.

Alberto MaccagnoIl primissimo incontro con Alberto Maccagno e le sue immagini è avvenuto sulla rete dove alcuni scatti facevano capolino richiamando intensamente la mia attenzione al punto di perdermi poi in quegli scatti e ritornandovi spesso col pensiero: sì perché c’ero stato in alcuni di quei luoghi ma non ricordo di aver “visto” quello che è riuscito a vederci lui. L’occasione per ascoltare le sue storie di viaggio l’ho avuto durante lo scorso Stand Out, una giornata di studio e scambi culturali voluta da Phase One a Milano in collaborazione con un suo distributore italiano, Mafer, dove Maccagno ha tenuto una sorta di Lectio magistralis che è stata molto apprezzata e applaudita anche dai molti colleghi presenti alcuni stupiti proprio dall’uso “innaturale” che Alberto sembra fare di questo tipo di fotocamere. Abituati alle immagini patinate e super elaborate che si vedono nei servizi di moda realizzati con le fotocamere a medio formato non è sembrato vero alla platea presente di vedersi investire da colori che raccontavano posti del mondo e dell’anima, catturati sapientemente e con pazienza dal nostro eroe. Ma come, uno va in giro per il mondo a fare foto di panorama e di viaggio con un’attrezzatura simile? Ma siamo pazzi?
A queste e altre domande ci risponderà direttamente lui nell’intervista che segue. Godiamocela.

Luca MasaràTorniamo a Padova per incontrare Luca Masarà, fotografo professionista che si divide tra fashion e fotografia commerciale, intesa come realizzazione di immagini per la pubblicità di alto livello. Le sue immagini, mai banali, si possono trovare qua e là, dal web all’advertising, dalle pagine patinate dei giornali ai luoghi dell’arte visiva, realizzate nel mondo – quando lo richiede il soggetto, oppure scattate a titolo dimostrativo durante workshop di alto livello tenuti a colleghi che vogliono apprendere (almeno ci provano) e spiare le sue tecniche di illuminazione e ripresa. Masarà ha un rapporto importante con la luce, sia essa naturale o controllata, al punto che tende a utilizzarla in ogni sua forma se è quella giusta per ottenere uno scatto corretto. Da molti anni guarda attraverso l’obiettivo quello che poi sarà il risultato finale del suo scatto, passo ultimo della realizzazione materiale di un’idea, di un concetto, di un pensiero che ha sviluppato al momento esatto in cui gli è stato proposto un lavoro o, semplicemente, si è prefissato di fermare un preciso istante di vita. Quella che segue è una lunga chiacchierata a tutto tondo sulla fotografia ma anche sulla filosofia di vita di Luca Masarà, probabilmente ormai due aspetti che sono legati uno all’altro in modo indissolubile.

Massimo SiragusaA definire grande il fotografo il protagonista del profilo di questo numero basterebbero i suoi quattro World Press Photo Awards, un traguardo raggiunto da pochissimi, soprattutto se consideriamo i professionisti italiani. Le sue fotografie sono assimilabili a quadri, a opere che, per sua stessa definizione, appaiono come evanescenti, con una tipica sovraesposizione che lasciano spiazzati al primo sguardo. Poi si scopre che dentro a quelle immagini c’è tutto, nulla è perso o bruciato nelle alte luci: è una cifra stilistica (per usare una frase che oggi è molto in voga) che caratterizza il lavoro di un eccellente professionista della macchina fotografica: Massimo Siragusa. I suoi detrattori vedono nelle sue immagini un eccesso di esposizione: tutto il resto del mondo, critici e amanti della fotografia, vedono e percepiscono un lavoro di concetto e di pazienza che si concretizza proprio nel momento dello scatto. Siragusa non è un fanatico della post-produzione proprio perché si prepara ad affrontare un lavoro con tutta la perizia del caso. La nota critica Renata Ferri ha detto di lui che fa un abile “lavoro di lima”, si prepara meticolosamente al controllo della luce e della prospettiva: due elementi dei quali è decisamente diventato un maestro e come tutti i bravissimi “artigiani” mette a disposizione la sua arte in modo indifferente per il paesaggio o per la fotografia industriale.

Fabio BucciarelliQuesto incontro rappresenta una prima volta per osservatoriodigitale, il racconto professionale e umano di un professionista che racconta la guerra e, soprattutto, i suoi risvolti umani, in termini di sofferenza e umiliazione che i protagonisti involontari dei conflitti sono costretti a subire; ci parla del suo lavoro e delle sue molte iniziative Fabio Bucciarelli, giovane professionista italiano, che ormai ha già alle spalle anni e anni di esperienza sul campo: nel senso più proprio del termine. Le sue foto sono state pubblicate ovunque, dal Time al New York Times ma anche da settimanali italiani come L'Espresso e Vanity Fair, per citarne alcuni. È stato il primo a fotografare il cadavere di Gheddafi dentro una casa alle porte di Misurata, una foto che ha fatto anch'essa il giro del mondo insieme a quelle scattate in Siria, Macedonia e anche a L'Aquila, dopo il disastroso terremoto. Qui non troverete sue foto di conflitti o di città distrutte – di quelle c'è pieno il web – ma un racconto dolce-amaro al tempo stesso, fatto di persone che vivono una vera tragedia umana spesso incompresa ma al tempo stesso un grande sogno: quello di riapproppriarsi di una vita vera e, per quanto sarà mai possibile, in qualche modo serena. Fabio lavora da oltre cinque anni alla realizzazione di The Dream, un libro che racconta l'esodo di un nuovo popolo, il più grande che si è mosso dopo la fine del secondo conflitto mondiale: per questo ha lanciato anche un'iniziativa di crowdfunding di cui ci parlerà nel corso dell'intervista.

ritratto Amleto Dalla CostaAll’alba dei dieci anni dall’apparizione di osservatoriodigitale e di tutte le altre nostre iniziative che parlano di fotografia, è forse la prima volta che incontriamo un professionista che abbia vissuto d’arte in modo così intenso e, direi, a tutto tondo: Amleto Dalla Costa è un esempio per tutti coloro che si già vivono di questa magnifica professione e, ancora di più, per tutti coloro che si accingono a farla diventare la loro ragione di vita professionale. Basterà digitare il suo nome su un qualsiasi motore di ricerca per trovarsi di fronte a una tale quantità di informazioni che non basterà certo questa intervista a raccogliere; probabilmente sarebbe più indicato un libro ma sicuramente dovrebbe essere un tomo di dimensioni molto generose.

Personalmente l’ho conosciuto oltre vent’anni fa e, per me, era un signore molto simpatico che si occupava, per quanto ne sapessi io, di immagine, di arte, di pittura fino al giorno in cui l’ho incontrato con una fotocamera al collo in giro per la città. Era da poco iniziata la nostra avventura editoriale così, con quella scusa cominciai a scambiare due parole in modo più approfondito sull’argomento. Da allora non abbiamo mai più smesso di parlarne e ora è giunto il momento di raccontarvi il perché.

Guglielmo AllogisiDopo tanti professionisti e figure di spicco nel mondo della fotografia, abbiamo scelto di incontrare e farvi conoscere da vicino un personaggio il cui nome a molti di voi, forse, non farà accendere nessuna lampadina ma che di questo mondo e mercato ne sa molto davvero: parliamo di Guglielmo Allogisi, general manager del settore Imaging di Fujifilm Italia SpA. Adesso già alcuni di voi staranno facendo cenni di intesa, magari pensando alla fotocamera che vi siete comprati o che è ai primi posti della vostra lista dei desideri. Allogisi, come spesso accade quando si arriva al vertice di un’azienda, è un dirigente che ha conoscenze profonde delle dinamiche di mercato ma che non incarna la figura del fotografo amatore. Di questo non ne fa mistero quando ci racconta le fasi salienti della sua carriera.

Anna Breda PhotographerAbbiamo incontrato Anna Breda recentemente, a un evento Fujifilm, dove oltre alla presentazione alla stampa del nuovo gioiello di casa, la fotocamera XT-10, venivano svelate due mini-mostre di opere realizzate con la fotocamera in questone. L’autrice di una di queste era proprio la protagonista di questo profilo, una giovane e promettente fotografa che vive a Bologna ma che lavora in ogni parte del mondo. Potrebbe essere anche il caso di dire che il suo lavoro venga apprezzato forse più all’estero che sul patrio suolo ma, non volendo innescare subito una polemica che potrebbe diventare infinita, diciamo solo che potrebbe essere così ma non c’è l’assoluta certezza.

La ragazza ha carattere e lo si evince dallo stile che impone alle sue immagini: poi basta parlarle un po’ per capire che ha idee molto chiare e serie sul futuro che riguarda se stessa e la sua professione. L’intervista è molto recente ma svela risvolti che vengono da anni lontani, fino dalla prima gioventù della nostra Anna.

Edoardo MiolaEdoardo Miola è un fotografo che è forse troppo facile definire: ama ritrarre il bello e tutto ciò che da emozione. Non so perché ma trovo che sia l’aspetto più condivisibile per chi, come me, ama la fotografia prima di tutto come fonte di ispirazione. L’abbiamo incontrato alla Milan Image Art Fair (MIA), l’esposizione milanese che “vorrebbe” essere una vetrina per tutti gli artisti, e le gallerie, che si adoperano per affermare questa forma visiva come arte vera e propria e farne, spesso e volentieri, un teatro di contrattazione e vendita. Non sempre ci si riesce e, come quest’anno, ci si è ritrovati all’interno di uno spazio molto più piccolo rispetto a quello degli anni precedenti, in una location decisamente nuova, nelle fondamenta del nuovissimo palazzo Diamante, nello sfavillante quartiere di Porta Nuova a Milano, adibite all’occorrenza a spazio espositivo. Tra i vari stand ve n’era uno in cui spiccavano delle foto, apparentemente semplici, che però arrivavano dritte al centro del al bersaglio: ecco perché siamo qui a parlarne.

Edoardo RomagnoliSarà sicuramente capitato a tutti di vedere fotografie della luna, l'oggetto forse più nominato in letteratura e, di conseguenza, anche ritratto in fotografia e nell'arte in genere, proprio per le sue presunte qualità e i suoi effetti sulle umane vicende, oltre che sull'andamento delle maree terrestri. Certo un soggetto sfuggente, difficile da cogliere in modo corretto: chi non si è mai cimentato almeno una volta in una foto della luna con risultati spesso pessimi alzi la mano. Il nostro satellite è li nel cielo, a volte sembra addirittura a portata di mano con quel suo disco grande e grosso che poi si allontana e si sposta con l'approfondirsi della notte eppure bisogna capirlo, attrezzarsi con gli strumenti giusti e una buona dose di pazienza per poterla fermare durante il suo perenne movimento. Edoardo Romagnoli, fotografo ma anche scrittore e creatore di doodles, si è innamorato della luna e si è addirittura inventato una "danza" per rapirne l'essenza e fissarla in una fotografia.

 Amedeo Francesco NovelliTrovare il tempo giusto per mettere insieme due professionisti è solitamente difficile ma lo è stato in modo particolare quando si è trattato di incontrare Amedeo Novelli per la nostra intervista. Che nessuno si faccia idee strane perché Amedeo è una persona molto disponibile, davvero, e gentile solo che è come l'Italia, geograficamente parlando, circondata da un immenso mare di attività. Infatti lo si piuò trovare in studio ma dopo mezz'ora lo si incontra "on location" che scatta per una nuova campagna pubblicitaria mentre due ore dopo sta mettendo le basi per un nuovo corso di fotografia così da potersi liberare verso sera per occuparsi delle sue iniziative editoriali. A un certo punto mi sono chiesto se fosse davvero questo il professionista che mi avevano indicato mesi e mesi fa come "uno bravo che fa il fotografo...".

Marina AlessiLa fotografa protagonista del nostro profilo del mese è una donna che da anni insegue un concetto di fotografia che ha ben chiaro nella sua mente sin dagli esordi: la famiglia ma non solo come la intendiamo noi, nel senso più comune del termine, ma una fotografia che rappresenti il concetto più ampio di aggregazione di persone che hanno un progetto comune, siano esse parte di un cast cinematografico, di una compagnia teatrale oppure legati da rapporti di amore e consanguineità. Da quando era una giovane liceale con la passione della fotografia, Marina Alessi ha sempre cercato di sintetizzare con un'immagine il legame segreto e profondo che lega le persone, quel sentimento che, forse, è proprio uno di quegli elementi che è più difficile da far apparire in una fotografia. La incontriamo a Milano, in occasione di una sua mostra allo Studio Lombard che resterà aperta fino a metà gennaio, dove sono esposte opere di vario genere che senza dubbio valgono la pena di essere viste da vicino. Scopriamo perché insieme a lei.

 

Photokina 2014 il reportage di Osservatorio DigitaleCome sempre accade nel caso delle manifestazioni che costituiscono un indiscusso punto di riferimento per l'intero mercato globale al quale si rivolgono, anche l'edizione 2014 di Photokina era attesa fra l'altro per poter trarre qualche indicazione sullo stato di salute del settore fotografico nelle sue varie sfaccettature. L'intera catena è reduce da oltre un decennio che potremmo definire "vissuto pericolosamente" a cavallo tra i cambiamenti dirompenti provocati dalla rivoluzione digitale e gli effetti nefasti di una congiuntura finanziaria ed economica con cui occorre tuttora fare i conti. Se consideriamo Photokina come una cartina di tornasole del mercato che verrà, allora le indicazioni che ne derivano possono indurre a un moderato ottimismo sia perché alcuni segmenti – come quello della stampa a ogni livello, dal fotolibro economico alla stampa fine art sulle superfici più ricercate – stanno vivendo una fase indiscutibilmente effervescente, sia perché il rallentamento intervenuto nel comparto delle fotocamere anche a causa di una raggiunta maturazione del prodotto ha avuto l'effetto di riaprire finestre di possibilità commerciale per altre categorie rimaste sinora schiacciate: vedi obiettivi, illuminazione e accessoristica in genere. Un discorso a parte vale per le nicchie specializzate ad alto grado di innovazione che sono ora chiamate a trasformare l'enorme interesse suscitato in effettivo riscontro commerciale; un compito meno semplice di quanto si pensi, considerando come una buona capacità di ideazione ed esecuzione tecnica non sempre si accompagni a un'uguale bravura in termini di marketing e sviluppo del canale.

Nicolò PaoliNicolò Paoli è un giovane che, sulle prime, può sembrare burbero ma poi, col passare dei minuti, si rivela tutto un altro tipo di persona, gentile e ironico, anche verso se stesso. È nato a Mirandola, il paese del famoso Pico dalla memoria strepitosa, ma è cresciuto a Genova: può darsi che l’atteggiamento iniziale sia mutuato dai non sempre giovialissimi liguri ma la vera natura emerga dalle radici emiliane, notoriamente gente più affabile. Quando lo incontro nel suo studio temo di aver sbagliato decisamente persona per il profilo di osservatoriodigitale: infatti ci sono quadri e opere materiche in ogni dove, un bel salotto e una serie di chitarre elettriche e amplificatori. Scoprirò in seguito il perché. Adesso non resta quindi che leggere quello che ci ha raccontato Nicolò durante il nostro incontro.

David LaChapelle | Osservatorio DigitalePer i più distratti o disinteressati di fotografia, è semplicemente il regista del recente spot televisivo Schweppes con protagonista una Uma Thurman in versione femme fatale. Per i galleristi e i collezionisti che su di lui hanno puntato e puntano, è una versione 100% fotografica di Andy Warhol dalle grandi potenzialità ancora esprimibili. Per gli appassionati di fotografia e di arte, è fonte di ispirazione per le sue rivisitazioni e citazioni pop - sempre coloratissime - dei capolavori della pittura rinascimentale. Per chi ha partecipato alla presentazione organizzata da Phase One in un caldo pomeriggio milanese di inizio giugno, è stata l'occasione per conoscere e ascoltare di persona chi è riuscito a passare dalla fotografia fashion, celebrity ed editorial alla fotografia d'arte restando sempre fedele a se stesso e mantenendosi ai livelli più alti della fotografia mondiale. Ecco il nostro reportage dell'incontro milanese con David LaChapelle: l'occasione nasce con il contributo di Phase One, di cui David è utilizzatore e testimonial, per la presentazione ufficiale del dorso medio formato IQ250, il primo del suo genere basato su un sensore CMOS e che proprio per questa caratteristica sta suscitando grande curiosità da quando è stato annunciato originariamente nel marzo 2014. E proprio per rimarcare l'eccezionalità del doppio evento, è stato proprio il CEO Henrik Håkonsson a guidare la partecipazione della pattuglia danese alla manifestazione organizzata con il supporto di Mafer, uno dei rivenditori italiani di Phase One.

Pamela Lazzarini ©Pamela Lazzarini 2014Pamela Lazzarini, fotografa musicale. No, anche fotografa d'arte. Anzi no, ancora meglio: artista. Infatti c'è tutto un mondo intorno alla fotografia del personaggio di questo mese che, a mio avviso, vale tutto il tempo necessario per leggere il resoconto dell'incontro che ha portato a questa intervista. Parafrasando un vecchio proverbio si potrebbe dire che tutte le strade portano all'arte, se davvero si desidera percorrerle: in questo caso non sembra essere mai stato più vero. E dire che all'origine della storia c'erano i presupposti perché la nostra Pamela finisse per fare altro, magari tenendo per sé la passione per l'arte e coltivandola, chissà mai, magari come un semplice hobby da vivere nei propri momenti di libertà. E invece eccoci qua, a parlare di fotografia e passione, come se il percorso fosse stato liscio, diritto, quasi già tracciato in un remoto passato. Siamo a Padova e sta per piovere ma, come molti sapranno, la città è innervata da una serie di portici che permettono di muoversi agilmente senza bagnarsi, una rete seconda solo a quella di Bologna, quindi siamo tranquilli e procediamo.

Franca CentaroQuando si è trattato di intervistare Franca Centaro, fotografa di teatro, che lavora e vive per la maggior parte del tempo a Siracusa alternandosi con Roma, chissà perché il mio pensiero è andato subito a mio padre che, quando ero ragazzo, si preoccupava della mia vocazione filatelica e finanziava la crescita della mia collezione. Ogni tanto arrivava a casa con il foglio di nuova emissione della “Siracusana” in una versione più esotica, per non dire addirittura esoterica, del francobollo più diffuso nella storia delle Poste Italiane. Probabilmente molti dei lettori più giovani non sapranno nemmeno di che cosa sto parlando dato che, al di là della quasi scomparsa abitudine all’uso del mezzo postale fisico, probabilmente hanno avuto davvero poco a che fare con il mondo della filatelia. Così dopo questo pensiero che mi ha riportato indietro nel tempo ho rotto gli indugi e ho colto l’occasione per rivedere la cittadina siciliana, anche attraverso alcune foto private di Franca. A chi fosse abituato o incline a partire verso mete esotiche dimenticando la bellezza di questo nostro povero Paese, mando un invito a trascorrere un po’ di tempo nella terra di Sicilia così da riempirsi gli occhi di una meraviglia nostrana che il mondo ci invidia e, perché no?, anche gli altri sensi con il meraviglioso cibo tipico innaffiato da un ottimo vino. Strano inizio di un profilo ma, questa volta, proprio non potevo farne a meno.

Alexia SinclairIl profilo di questo mese è quello di una donna fotografo che vive e lavora in Australia ma i lavori della quale hanno attraversato il mondo intero: incontriamo Alexia Sinclair. Molti dei suoi lavori sono vere e proprie riproduzioni di immagini prese dalla storia o dalla letteratura, fotografie di personaggi che hanno vissuto a lungo nell'immaginario collettivo e che hanno trovato uno sbocco nella realtà attuale proprio grazie agli sforzi creativi di Alexia. Le fotografie, una volta prodotte e realizzate, assumono l'aspetto di ritratti dipinti con una ricchezza di dettagli che possono anche sfuggire al primo sguardo. È proprio con l'attenzione che si riescono a cogliere le sfumature più evanescenti, più impercettibili che sono proprio il frutto dell'attenzione e della ricerca svolta dalla Sinclair prima di iniziare ogni nuova lavorazione. Premiata più volte in vari contesti, sia fotografici sia squisitamente artistici, l'ospite di questo mese ci sorprende con immagini di rara bellezza e complessità. Andiamo insieme a leggere che cosa ci ha raccontato di sé, rivelandoci qualche dietro le quinte dei lavori già pubblicati e parlandoci del nuovo progetto a cui ha già iniziato a lavorare.