Bruxelles 2016, ©Camilla Ferrari

Dietro lo scatto

Bruxelles, Belgio

Camilla Ferrari

La rubrica Dietro lo scatto compie un anno!
Per questa occasione, ho deciso di parlarvi di una delle situazioni che io amo di più dal punto di vista fotografico: i mezzi pubblici e le stazioni.

Dietro lo scatto

Siem Reap, Cambogia

Camilla Ferrari

Mi piace pensare che, attraverso le mie fotografie, le persone possano rivivere l'atmosfera dei luoghi che sono rappresentati nell'immagine. Che esse siano in grado di raccontare in qualche modo il silenzio, il rumore, l'umidità, il caldo, la pace e il caos.

Camilla Ferrari

Ogni momento è buono per scattare una fotografia. Questa frase, quasi banale da quante volte me la sono sentita ripetere, è in realtà uno dei miei mantra quando si tratta di street photography. Avere sempre la macchina fotografica nella borsa per essere pronti quando il nostro occhio incontra il destino della strada.

Per qualche strano fenomeno psicologico, tenere la macchina nella borsa mi aiuta anche a mantenere uno stato di concentrazione e attenta osservazione di ciò che mi circonda, un po' come un animale affamato in un bosco labirintico...

Camilla Ferrari

In occasione del decimo anniversario di osservatorio digitale ho deciso di esplorare i miei archivi e di tornare un po' indietro nel tempo. Mi sono sentita felicemente nostalgica nello scegliere la fotografia di cui vi parlerò questo mese, ossia uno scatto notturno di Ait-Ben-Haddou in Marocco.

Non sapevo bene che cosa aspettarmi da quel viaggio, non ero mai stata in Marocco e tutto ciò che sapevo era che avrei visitato la parte meridionale della nazione alla scoperta delle Kasbah e di una piccola parte del deserto.

Prima tappa: questa meravigliosa città fortificata, che sorge sul fianco di una collina costeggiata dal fiume Ouarzazate. Ait-Ben-Haddou è un luogo speciale, poiché si trova lungo la rotta carovaniera tra il deserto del Sahara e Marrakech, e questa sua caratteristica ha reso l'atmosfera ancora più esotica di quanto già non fosse.

Camilla FerrariLondra è una delle città più fotografate in assoluto e, come capita spesso viaggiando in queste città, un fotografo si trova a confrontarsi con la tradizione fotografica che lo ha preceduto. Quante migliaia di fotografie sono state scattate nella capitale inglese? Come si fa a restituire un’immagine che non sia già stata scattata?

Camminando. Senza sosta. Occhi bene aperti e macchina fotografica pronta ad affrontare tutto ciò che la strada ci offre quotidianamente.

Oggi ho scelto di parlarvi di una fotografia a me molto cara, perché rappresenta esattamente ciò che la fotografia è, secondo me, per un fotografo: un regalo. La fotografia di cui oggi vi parlerò è stato un regalo della strada.

E dopo due mesi, rieccoci con il nostro appuntamento. Il tempo dedicato alle vacanze è finito, ma è proprio ora che inizia quello da dedicare alle fotografie che abbiamo scattato durante questo periodo.
Nel riguardare le immagini della mia estate, ho deciso di parlarvi di questa fotografia, scattata a Dakar, in Senegal.
È stato un viaggio affascinante per tanti versi, innanzitutto dal punto di vista puramente estetico – i paesaggi sono molto diversi da quelli a cui sono abituata, le persone, i colori sgargianti, le moschee, le palme, la sabbia. Ma è stata un’esperienza forte anche dal punto di vista emotivo, poiché ho potuto apprezzare la diversità culturale di un paese estremamente sfaccettato e poliedrico. La maggior parte della mia permanenza in Senegal è stata dedicata alla scoperta della capitale, Dakar – non solo del suo centro, chiamato Plateau, ma anche e soprattutto delle sue periferie.

Sembra neve... ma non lo è. Non siamo in mezzo ai ghiacci del nord ma a Pamukkale, in Turchia.

I “castelli” bianchi di Pamukkale sono famosi in tutto il mondo proprio grazie al loro colore, dovuto agli spessi strati di calcare e travertino che ricoprono il pendio della montagna.

Il fascino di questo luogo lo porta ad essere estremamente frequentato dai turisti, per questo ho deciso di svegliarmi molto presto e raggiungere gli ingressi prima dell'apertura. Nonostante questo, al mio arrivo un folto gruppo di persone aveva già formato una lunga coda: le premesse sembravano pessime e ho temuto che non sarei riuscita a fotografare il candore e la bellezza di quel luogo, a causa della folla…

Giugno è arrivato, l'estate è alle porte, e nella mia mente ripenso ai viaggi dello scorso anno... In questa puntata di Dietro lo scatto ho deciso di parlarvi di una fotografia che ho scattato in una regione italiana meravigliosa: la Puglia.
Quando si fotografano luoghi vicini alla propria cultura, a partire dalla propria città ma anche il proprio paese, può essere difficile trovare l'ispirazione giusta poiché gli occhi sono già allenati a vedere quei paesaggi, quei visi, a sentire quei suoni e quegli odori. Per questo, nel prepararmi al mio viaggio nel Sud Italia, ho deciso mentalmente di sforzarmi e fare tabula rasa di tutte le mie immagini mentali, così da poter vedere quei luoghi con occhi nuovi, con occhi di un bambino.

Camilla FerrariLo scorso mese abbiamo parlato della Cambogia, dei suoi tramonti e della sua calda e afosa capitale. Oggi il nostro viaggio ci porta dall’altra parte del mondo, e dall’altra parte della scala Celsius: ci troviamo in Islanda, la terra delle rocce vulcaniche, delle cascate e dei deserti glaciali.

Come tutti sappiamo, l’Islanda scatena un certo fascino in molti fotografi, grazie alla maestosità dei suoi paesaggi lunari e delle atmosfere estremamente suggestive, che permettono di realizzare scatti molto interessanti. Ma c’è una parte di quest’isola meno frequentata, immersa in chilometri di deserto roccioso ricoperto di lava - per un attimo mi è sembrato di essere parte del set del Signore degli Anelli, e non mi sarebbe sembrato strano incontrare qualche creatura demoniaca proveniente da Mordor…

Camilla Ferrari per Osservatorio DigitaleIl nostro viaggio parte da molto lontano, a quasi diecimila chilometri dall’Italia: Phnom Penh, la grande capitale cambogiana. Dopo giorni passati nei villaggi della campagna immersi nella natura, risuonavano ancora nelle mie orecchie le risate dei bambini e l'abbaiare dei cani randagi, che correvano nel fango e nella polvere della strada. Phnom Penh non era nulla di tutto questo: in quel momento la capitale era, per me, profondo caos, disordine, afa e profumi forti. Era l'urlare dei venditori ambulanti e il vociare dei turisti confusi sulla direzione da prendere, era l’urlo dei clacson delle macchine e lo sfrecciare dei motorini.