Giorgio Di MaioGiorgio Di Maio è sicuramente un eclettico: nasce come architetto - che è poi ancora oggi la sua attività principale - ma si dedica anche alla fotografia, con molta passione e ottimi risultati, come dimostrano i suoi lavori e il successo delle proprie mostre personali. La nostra sempre attenta osservatrice Monica Cillario l'ha incontrato per voi: ecco il resoconto di una chiacchierata tra fotografia, arte, semantica e architettura.

Logo Paris Photo 2011Osservatorio Digitale è stato a Parigi alla grande kermesse fotografica che si svolge annualmente nella capitale francese e che, nell'edizione del 10-13 novembre 2011, si è tenuta per la prima volta nella cornice del prestigioso Grand Palais. La visita è stata un'occasione per osservare ancora una volta la meraviglia di questa città davvero internazionale e cosmopolita che ha aperto le porte di uno dei suoi centri espositivi più prestigiosi a una grande, è il caso di dirlo, esposizione fotografica di respiro mondiale. La giornata di novembre non era delle migliori, visto il tempo che cambiava d'umore in modo repentino e il clima piuttosto freddo che preannunciava una stagione invernale sicuramente rigida.

Mese di grandi appuntamenti, questo di maggio, con vecchie e nuove manifestazioni che testimoniano sempre più il crescente interesse che circonda l'intero ventaglio di tematiche riguardanti la fotografia - tecniche, professionali, artistiche, sociali. Ma soprattutto questo mese diamo spazio con grande piacere ad appuntamenti riguardanti due validissimi collaboratori di od: la nostra osservatrice Monica Cillario espone infatti nella Capitale un suo progetto fotografico dedicato a Pasolini, mentre il narratore di mondi Giuseppe Carrieri presenta a Milano un libro e un documentario sulla tradizione dei cantastorie africani, i griot.

Tra i commenti degli addetti ai lavori che abbiamo udito più di frequente in occasione dell'ultimo Photoshow vi è senza dubbio la constatazione del forte incremento della domanda di corsi e workshop fotografici provenienti sia dal pubblico degli appassionati che vogliono compiere un salto di qualità tecnico, sia dagli stessi professionisti che desiderano perfezionarsi su temi specifici o esplorare nuove opportunità di differenziazione. Anche questo mese dunque tra le proposte del nostro taccuino troverete alcune segnalazioni in questo senso, senza dimenticare naturalmente l'angolo riservato a libri e mostre.

L'arrivo della primavera si conferma ancora una volta foriero di un fitto programma di iniziative per tutti i gusti: naturalmente mostre, workshop e corsi, ma anche il consueto appuntamento con il Photoshow e il lancio di un'interessante iniziativa che intende fare il punto sullo stato dell'intero comparto fotografico italiano nelle sue disparate accezioni. E per i giorni di pioggia non mancano le segnalazioni di libri da sfogliare e siti da visitare.

Alzi la mano chi non si è mai domandato, almeno una volta, “Ma perché scatto? Perché fotografo? Per chi? Per cosa?". Insomma, appunto, perché? Personalmente me lo sono chiesta spesso, me lo chiedo spesso.  La risposta alla fine ce l’ho, ma la domanda ogni tanto mi rimbalza comunque nella mente e nell’anima. Non parlo di quando fotografiamo perché abbiamo un lavoro commissionato, né di quando scattiamo foto in occasioni più o meno ufficiali; parlo di quando siamo in giro con la nostra macchina fotografica e d’improvviso vediamo qualcuno - o più spesso qualcosa - e scattiamo, d’impulso, senza rifletterci troppo.

Polaroid, questa parola racchiude un mondo. Tutti o quasi abbiamo avuto un apparecchio fotografico Polaroid e ognuno di noi nell'arco della propria esistenza ha avuto l'occasione di vedere delle foto in formato Polaroid: anzi, molti ne hanno sicuramente qualcuna nel cassetto o nell'album di famiglia, ricordo di tempi passati, di un momento felice racchiuso in uno scatto. Per sapere come è nata e si è sviluppata quella che ormai non è soltanto una marca fotografica ma un vero e proprio mito, basta cliccare su Google o su YouTube: i siti e i video dedicati all'argomento sono infiniti, non c'è che l'imbarazzo della scelta. Nel mondo gli appassionati di questo genere di fotografia sono moltissimi, sia fra i fotografi professionisti sia fra chi scatta a livello amatoriale, ma le foto Polaroid sono state amate anche da chi fotografo non lo è affatto: penso ad esempio ai critici d'arte, che magari non prendono mai in mano un apparecchio fotografico e non scattano foto, però sanno molto sull'argomento e questo perché alcune Polaroid sono entrate nella storia dell'arte come vere e proprie opere artistiche.

Chi ha nel proprio elenco di intenzioni quello di fare prima o poi una capatina in quel di Firenze - città sempre meritevole di una visita anche in un mese solitamente poco adatto al turismo come novembre - ha finalmente un buon motivo per non rimandare oltre: la Settimana Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali offre infatti una ricca agenda di proposte per tutti i gusti e gli interessi. od ne ha selezionate alcune più aderenti ai temi mensilmente trattati su queste pagine, ma non mancate di dedicare uno sguardo al calendario completo perché molte chicche attendono gli estimatori non solo delle arti visive e della comunicazione.

Tempo di autunno, di giornate che si accorciano, di sole che impallidisce e di temperature che si fanno via via più rigide. Tempo da gatti acciambellati davanti al camino, direbbe qualcuno. Con il taccuino di questo mese vi proponiamo qualche antidoto per continuare a essere sempre attivi: corsi per ampliare o perfezionare le proprie conoscenze, progetti per stuzzicare il lato più avventuroso e giocoso di ogni fotografo, un invito a viaggiare - perché no, anche nella propria città - documentando quanto si vede con un approccio più completo. Ma per chi ha occasione di vederla, la mostra di un fotogiornalista come Gianni Giansanti rimane una fonte di potente ispirazione per trasformare in storia il mondo quotidiano che ci circonda.

Bruno Caruso è un pittore siciliano, palermitano per la precisione, che vive a Roma da molti anni. Artista eclettico, uomo di cultura, si è occupato di svariate cose nell'arco della sua lunga vita ed ancora oggi è molto attivo in diversi campi. Grazie allo scrittore Fulvio Abbate sono venuta a sapere che possiede un vasto archivio fotografico tutto da riordinare e, cominciando a riordinarlo, ho scoperto che non solo ha conosciuto molti grandi nomi della fotografia del secolo scorso, ma di alcuni di loro è stato anche molto amico. Nel suo studio romano, in un bellissimo palazzo nei pressi del Colosseo, Bruno mi ha raccontato la sua esperienza al fianco di fotografi come George Brassaï, Herbert List e Richard Avedon.

Estate, tempo di vacanze, di viaggi, di foto... Quanto ho appena scritto è tutto abbastanza ovvio, anzi, scontato direi; però a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, c'è qualcosa che così scontato non è, no, non lo è affatto. Si tratta del "Museo dei Viaggiatori in Sicilia". Non è scontato prima di tutto per come è organizzato il museo in sé, una vera chicca culturale sia per il luogo in cui si trova, un paesino incantevole, un tempo luogo di villeggiatura dei greci che vivevano a Siracusa e d'estate vi si recavano per sfuggire alla calura della costa, sia per come sono disposte e curate le sale, sia, last but not least, per il materiale raccolto ed esposto. Inoltre non è scontato perché è l'unico museo dedicato ai viaggiatori esistente nel nostro Paese; al viaggio sono stati dedicati musei, ma ai viaggiatori no; sono state fatte mostre temporanee, vi è una ricca ed interessantissima letteratura che se ne occupa, ma un museo, una esposizione permanente a cui far riferimento e in cui recarsi, no, non esiste in nessun altro luogo qui in Italia.

Arriva il periodo delle vacanze, e con esse il consueto dilemma: mare o montagna? Nel taccuino di questo numero segnaliamo appuntamenti interessanti per gli appassionati dell'uno e dell'altra, inclusa una serie di workshop per chi volesse approfittare della sosta estiva per rinfrescare o arricchire le proprie abilità tecniche e artistiche. Non ci dimentichiamo ovviamente di chi rimarrà in città, con l'imperdibile retrospettiva che Milano dedica a Francesca Woodman, né di chi magari ha intenzione di visitare sì una città, ma nel lontano Oriente.

Il mondo della fotografia possiede innumerevoli sfaccettature, è un universo complesso, direi infinito, che nel suo interno racchiude chi fotografa ma anche chi guarda – estasiato a volte, disincantato altre; contiene il prodotto fotografico e chi ne fruisce, per mero interesse commerciale o per pura passione del bello; e fra questi ultimi rientrano i collezionisti, e fra i collezionisti italiani una personalità di spicco è sicuramente Giampiero Mughini. Lo scrittore, giornalista (ma non chiamatelo così perché si arrabbia), insomma l'uomo Mughini, non ha bisogno di presentazioni: come tutte le (ormai sempre più rare) vere personalità di spicco della cultura italiana, o lo si odia o lo si ama ma sicuramente non lo si ignora.

Quotidianamente bombardati da immagini di ogni genere e gusto, troviamo nel reportage una disciplina capace di offrire una chiave di lettura efficace grazie alla sua capacità di raccontare luoghi, situazioni e persone all'interno di un contesto organico. La potenza del linguaggio reportistico è tale da aver spinto molti fotografi ad applicarlo ad ambiti tradizionalmente dominati da altri approcci, con risultati spesso molto interessanti. Il Taccuino di questo mese intende rendere omaggio al reportage fotografico e alle sue reinterpretazioni con una carrellata di mostre e libri da non perdere. Chiude la rubrica una piccola sorpresa che invece poco ha a che fare con la fotografia, ma che a sua volta è un segno importante di questi tempi che viviamo all'insegna della "convergenza" digitale.

Sembra essere un momento di particolare soddisfazione per i fotografi italiani che si confrontano con i loro colleghi di tutto il mondo raccogliendo meritati successi. L'edizione 2010 dei Sony World Photography Awards ha premiato ben tre connazionali come Tommaso Ausili (categoria Contemporary Issues), Paolo Pellegrin (Arts and Entertainment) e Tommaso Bonaventura (Portraiture), quest'ultimo distintosi anche con il premio speciale L'Iris d'Or per la serie "The Hidden Death" presentata nella categoria Contemporary Issues. Prima ancora, grande rilievo aveva avuto il World Press Photo Award, assegnato quest'anno a Pietro Masturzo per il suo servizio sulle manifestazioni iraniane di metà 2009. Proprio con la mostra italiana del premio organizzato dalla World Press Photo Foundation si apre questa puntata del nostro taccuino, seguita da altri appuntamenti da non perdere con Michael Kenna e Stanley Kubrick. E non è tutto.

Quella che segue non è un'intervista vera e propria, non ne ha la pretesa, anche perché non si può circoscrivere un tema come questo a una mera, appunto, intervista, né lo si può risolvere in un semplice articolo; ciononostante si può tentare di parlarne in modo discorsivo al fine di avvicinare un pubblico più vasto, composto anche di non addetti ai lavori, questo almeno è il mio intento; a tal fine mi sono limitata a fare molto semplicemente una "conversazione" con Bonito Oliva, per introdurre chi leggerà in un mondo che poi potrà esplorare per conto proprio, con una propria cartina, con modi e tempi propri, decidendo di approfondire un tema piuttosto che un altro. La scelta di riportare il tutto in forma di domanda e risposta è dettata semplicemente dall'esigenza di renderne più agevole la lettura, che mi auguro piacevole. 

Da questo mese il nostro Taccuino si arricchisce di nuove segnalazioni: dopo le consuete mostre e uscite editoriali, dopo i workshop e i corsi di fotografia, la rubrica si apre anche alle curiosità che sappiamo poter essere gradite al nostro pubblico di appassionati e sperimentatori. Un giusto mix per potersi proficuamente dedicare alla fotografia anche quando non si è dietro l'obiettivo.

Spesso mi domandano come iniziare ad imparare a fotografare per poi trasformare i propri scatti in una professione. La risposta immediata, quella che subito mi balena alla mente quando mi pongono questa domanda, è che non esiste un'unica strada da seguire, anzi, un sentiero segnato non c'è proprio (e, tra l'altro, secondo me è questo il bello); ciò detto è chiaro che esistono dei percorsi consigliabili per tutti, c'è un punto di partenza ed è imparare ad usare una reflex, ossia impadronirsi della tecnica e per farlo... beh, per farlo non mi permetto di salire in cattedra e di dire si deve fare così o cosà. Posso però parlare della mia esperienza personale.

Il bianco e nero è una dominante nella quasi totalità degli appuntamenti con il Taccuino, e anche questo mese la regola viene rispettata con mostre e pubblicazioni che continuano a far risaltare il fascino dell'immagine monocromatica. Ma l'arrivo della primavera ci stimola a rimetterci in moto dopo i rigidi mesi invernali: e allora ecco anche la segnalazione di workshop e fiere di settore per aggiornarsi su tecniche, tecnologie e prodotti.

Graziano AriciGraziano Arici non è solo un fotografo molto conosciuto, è un personaggio a tuttotondo, un eclettico che dopo gli studi di Sociologia si è dedicato alla fotografia professionale a partire dagli anni '80 come fotografo ufficiale del teatro La Fenice di Venezia, documentandone in modo completo la parte architettonica e decorativa; nel 1989 era a Berlino nei giorni della caduta del Muro, nel 1994 ha documentato la situazione di cambiamento nelle grandi città artistiche dell'ex Germania-Est, nel 1998 ha fondato Rosebud, la prima agenzia fotografica in Italia di vendita on-line, nel 2007 ha aperto la Graziano Arici Photogallery in Second Life, e infine nel 2009 ha fondato Blackarchives (archivio nato dopo la chiusura dell'agenzia di Grazia Neri della cui "scuderia" lui stesso era uno fra i migliori).

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