Quotidianamente bombardati da immagini di ogni genere e gusto, troviamo nel reportage una disciplina capace di offrire una chiave di lettura efficace grazie alla sua capacità di raccontare luoghi, situazioni e persone all'interno di un contesto organico. La potenza del linguaggio reportistico è tale da aver spinto molti fotografi ad applicarlo ad ambiti tradizionalmente dominati da altri approcci, con risultati spesso molto interessanti. Il Taccuino di questo mese intende rendere omaggio al reportage fotografico e alle sue reinterpretazioni con una carrellata di mostre e libri da non perdere. Chiude la rubrica una piccola sorpresa che invece poco ha a che fare con la fotografia, ma che a sua volta è un segno importante di questi tempi che viviamo all'insegna della "convergenza" digitale.

Sembra essere un momento di particolare soddisfazione per i fotografi italiani che si confrontano con i loro colleghi di tutto il mondo raccogliendo meritati successi. L'edizione 2010 dei Sony World Photography Awards ha premiato ben tre connazionali come Tommaso Ausili (categoria Contemporary Issues), Paolo Pellegrin (Arts and Entertainment) e Tommaso Bonaventura (Portraiture), quest'ultimo distintosi anche con il premio speciale L'Iris d'Or per la serie "The Hidden Death" presentata nella categoria Contemporary Issues. Prima ancora, grande rilievo aveva avuto il World Press Photo Award, assegnato quest'anno a Pietro Masturzo per il suo servizio sulle manifestazioni iraniane di metà 2009. Proprio con la mostra italiana del premio organizzato dalla World Press Photo Foundation si apre questa puntata del nostro taccuino, seguita da altri appuntamenti da non perdere con Michael Kenna e Stanley Kubrick. E non è tutto.

Quella che segue non è un'intervista vera e propria, non ne ha la pretesa, anche perché non si può circoscrivere un tema come questo a una mera, appunto, intervista, né lo si può risolvere in un semplice articolo; ciononostante si può tentare di parlarne in modo discorsivo al fine di avvicinare un pubblico più vasto, composto anche di non addetti ai lavori, questo almeno è il mio intento; a tal fine mi sono limitata a fare molto semplicemente una "conversazione" con Bonito Oliva, per introdurre chi leggerà in un mondo che poi potrà esplorare per conto proprio, con una propria cartina, con modi e tempi propri, decidendo di approfondire un tema piuttosto che un altro. La scelta di riportare il tutto in forma di domanda e risposta è dettata semplicemente dall'esigenza di renderne più agevole la lettura, che mi auguro piacevole. 

Da questo mese il nostro Taccuino si arricchisce di nuove segnalazioni: dopo le consuete mostre e uscite editoriali, dopo i workshop e i corsi di fotografia, la rubrica si apre anche alle curiosità che sappiamo poter essere gradite al nostro pubblico di appassionati e sperimentatori. Un giusto mix per potersi proficuamente dedicare alla fotografia anche quando non si è dietro l'obiettivo.

Spesso mi domandano come iniziare ad imparare a fotografare per poi trasformare i propri scatti in una professione. La risposta immediata, quella che subito mi balena alla mente quando mi pongono questa domanda, è che non esiste un'unica strada da seguire, anzi, un sentiero segnato non c'è proprio (e, tra l'altro, secondo me è questo il bello); ciò detto è chiaro che esistono dei percorsi consigliabili per tutti, c'è un punto di partenza ed è imparare ad usare una reflex, ossia impadronirsi della tecnica e per farlo... beh, per farlo non mi permetto di salire in cattedra e di dire si deve fare così o cosà. Posso però parlare della mia esperienza personale.

Il bianco e nero è una dominante nella quasi totalità degli appuntamenti con il Taccuino, e anche questo mese la regola viene rispettata con mostre e pubblicazioni che continuano a far risaltare il fascino dell'immagine monocromatica. Ma l'arrivo della primavera ci stimola a rimetterci in moto dopo i rigidi mesi invernali: e allora ecco anche la segnalazione di workshop e fiere di settore per aggiornarsi su tecniche, tecnologie e prodotti.

Graziano AriciGraziano Arici non è solo un fotografo molto conosciuto, è un personaggio a tuttotondo, un eclettico che dopo gli studi di Sociologia si è dedicato alla fotografia professionale a partire dagli anni '80 come fotografo ufficiale del teatro La Fenice di Venezia, documentandone in modo completo la parte architettonica e decorativa; nel 1989 era a Berlino nei giorni della caduta del Muro, nel 1994 ha documentato la situazione di cambiamento nelle grandi città artistiche dell'ex Germania-Est, nel 1998 ha fondato Rosebud, la prima agenzia fotografica in Italia di vendita on-line, nel 2007 ha aperto la Graziano Arici Photogallery in Second Life, e infine nel 2009 ha fondato Blackarchives (archivio nato dopo la chiusura dell'agenzia di Grazia Neri della cui "scuderia" lui stesso era uno fra i migliori).

Cosa fa una fotografa a Roma? Scatta foto, ovviamente.

Questa però è una delle città più fotografate al mondo e ci sono giorni in cui la consapevolezza di ciò mi crea frustrazione, lo confesso. Voglio dire: fotografare un luogo già fotografato da altri, qualche volta, provoca un senso di inadeguatezza. Tempo fa, durante uno di questi "momenti no", facendo una mia passeggiata romana con il naso in aria e la testa presa da mille pensieri sulla probabile inutilità delle foto appena scattate, mi sono imbattuta nella vetrina di un negozio che ha attirato la mia attenzione.

Inizio d'anno all'insegna soprattutto dei grandi nomi della fotografia, e come sempre particolare spazio viene dedicato ai maestri italiani. Il nostro taccuino di questo mese vi segnala mostre e pubblicazioni che offrono l'opportunità di approfondimenti di particolare livello.

Il Taccuino di fine anno propone alcuni spunti di riflessione sull'osservazione della realtà e su come l'occhio attento del fotografo sappia spesso restituire particolari e sensazioni che sono soliti sfuggire nel passaggio disattento della vita quotidiana. Da quelle che sono divenute ormai icone culturali del nostro tempo, come certi lavori di Steve McCurry, fino a un'interessante analisi visuale della standardizzazione della bellezza, non manca il materiale per chi voglia dedicare al tema della documentazione fotografica almeno parte della propria pausa natalizia.

Con la ripresa autunnale si moltiplicano le mostre e le iniziative editoriali dedicate alla fotografia. Il taccuino di questo mese mette in evidenza alcuni interessanti incroci di temi e autori spaziando dall'arte al futurismo, dal fotogiornalismo al cinema e dintorni.

Paul Strand. Wall Street, New York, 1915. Photogravure. (Camera Work XLVIII, 1916) Copyright @ Aperture Foundation, Inc., Paul Strand ArchiveDa questo numero la nostra rubrica dedicata ai libri si allarga per offrire ai lettori di od una panoramica più completa che comprenda anche iniziative, eventi, mostre, concorsi e manifestazioni. Occasioni di confronto, di crescita personale, di approfondimento tecnico e culturale da non perdere.

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