La recensione di Capture One Pro 9 | Osservatorio DigitaleRegolarmente considerato tra i migliori software per lo sviluppo digitale presenti sul mercato, Capture One chiude il 2015 con l'arrivo della versione 9 che, come consuetudine delle ultime release, combina una approfondita messa a punto di talune funzionalità preesistenti con l'aggiunta di ulteriori novità. Vediamo di cosa si tratta, anche perché dietro il lavoro di sviluppo di questa applicazione c'è un po' di Italia.

Il mese scorso avevamo iniziato a dare uno sguardo alle ultime novità riguardanti il vasto campo delle schede di memoria Secure Digital (SD) prendendo spunto dall'opportunità di aggiornare lo scenario di questo settore che Osservatorio Digitale aveva originariamente pubblicato nel 2009. In questa seconda parte affrontiamo i formati utilizzati su dispositivi di fascia medio-alta e professionale: la grande famiglia che riunisce gli standard CompactFlash, CFast e XQD, compreso un intruso che ha tutte le carte in regola per mandarli in soffitta.

Nel numero di febbraio 2009 Osservatorio Digitale aveva proposto su queste pagine una panoramica riepilogativa dello stato dell'arte delle memorie non volatili. Da allora l'evoluzione è stata incessante: da un lato non si è fortunatamente verificata una ulteriore proliferazione dei formati di packaging fisico delle schede di memoria, che si sono al contrario concentrati decretando il successo degli standard Secure Digital (SD) e Compact Flash (CF); dall'altro i limiti di densità esistenti cinque anni fa sono stati più volte superati dando vita a una congerie di combinazioni di capacità e velocità di trasferimento in cui è facile smarrirsi.  Abbiamo allora pensato a proporvi una guida aggiornata al 2014 per orientarvi nel mondo delle memorie flash. Iniziamo dalle schede Secure Digital.

In un processo critico come quello della gestione del colore entrano in gioco numerosi elementi specifici a seconda del mezzo. Tecnologie di display, inchiostri e supporti per la stampa sono i settori tradizionalmente coinvolti in un processo irrinunciabile per garantire che l'intero ciclo produttivo di un'immagine si mantenga sempre fedele alla visione originale dell'autore di un'immagine. Gli stessi fotografi trovano sempre più spesso indispensabile approfondire le tematiche della gestione del colore anche nei campi che non rientrano nella loro diretta competenza operativa, se non altro per ottenere una panoramica completa dei vincoli e delle opportunità presenti nel settore ed eventualmente comunicare su un piano di mutua comprensione con i tecnici specializzati.

Da qualche anno a questa parte, iniziando con la EOS 1D Mk III per poi scendere man mano fino alla EOS 550D, Canon ha introdotto nei propri apparecchi la possibilità di salvare file RAW aventi risoluzioni inferiori allo standard: sono i cosiddetti file "small RAW", o sRAW, variamente identificati a seconda dei modelli anche con sigle come sRAW1, sRAW2 o mRAW. Se la documentazione ufficiale presenta questa caratteristica esclusivamente in termini di possibilità di produrre file RAW più piccoli a beneficio di un superiore numero di scatti memorizzabili a parità di capacità storage, il vero vantaggio del formato small RAW è un altro - e ha a che fare con la riduzione del rumore agli alti ISO. In questo articolo od vi spiega perché.

Tra le nuove possibilità introdotte dalle macchine fotografiche digitali, una delle più utili e apprezzate riguarda indubbiamente la visualizzazione degli istogrammi della luminosità: grazie a questo comodo strumento è sufficiente infatti una rapida occhiata al display per valutare l'esposizione dell'immagine appena scattata e, nel caso, ripeterla impostando diversamente tempi e/o apertura. Non sempre, tuttavia, questo tool racconta tutta la verità.

Logo PMAIl calendario dei grandi eventi dedicati al mercato fotografico ci aveva lasciato in quel di Colonia a fine settembre con un Photokina un po' sotto tono ma comunque foriero di interessanti novità nella fascia medio-alta, tanto da farci dimenticare certi preoccupanti segnali che già avevano accompagnato la fine dell'estate. I sei mesi scarsi che hanno condotto alla seconda manifestazione per ordine di importanza, il PMA di Las Vegas, sono stati sufficienti per presentare uno scenario radicalmente mutato. Di volumi di vendita, fatturati e andamento economico parla approfonditamente anche questo mese l'apposita rubrica Mercati; per quanto ci riguarda cerchiamo invece di decifrare le tendenze tecnologiche attuali prendendo lo spunto da quanto si è visto - e non si è visto - al PMA per qualche riflessione in merito.

Memory chipSembra ieri quando i primi esemplari di "chiavette" storage USB costituivano una novità che non mancava di suscitare l'interesse di tutti coloro che non le avevano ancora viste usare. Era un mondo nel quale i computer possedevano un drive per floppy disk, mentre per ogni backup o trasferimento di dati di maggiori dimensioni si attingeva a interi spindle di dischi ottici scrivibili e il futuro sembrava rappresentato dalla miniaturizzazione degli hard disk tradizionali. Oggi la tecnologia delle memorie flash domina il mercato, dalle memory card usate dalle macchine fotografiche fino ai dischi a stato solido (SSD) adottati dai netbook. Facciamo il punto della situazione e cerchiamo di capire cosa ci attende nel settore delle memorie non volatili.

od osserva molte cose, ma non nelle sfere di cristallo. Ecco perché, allontanandoci da una consolidata tradizione giornalistica, non vi racconteremo come sarà l'anno che sta per iniziare. Quel che possiamo fare, tuttavia, è dirvi cosa abbiamo scritto nella nostra letterina natalizia. Che sia uguale alla vostra?

banconota 100 euro, particolareRitorniamo a parlare di steganografia e informazioni nascoste analizzando qualche applicazione pratica che riguarda da vicino il mondo della fotografia, dell'imaging e della stampa. Con alcune conseguenze non sempre piacevoli.

Se una vacanza estiva o un incarico lavorativo dovessero portarvi in qualche città ben fornita di librerie antiquarie, un acquisto tanto interessante quanto "importante" potrebbe essere una rara edizione del XVII secolo del De Steganographia di Johannes Trithemius, opera fondamentale nella storia della crittografia e base concettuale di tecniche che, con l'avvento dell'informatica e dell'era digitale, si intersecano sempre più spesso con la nostra vita quotidiana. Anche se, per definizione, fanno di tutto perché non ce ne accorgiamo.

Nel parco macchine di ogni fotografo esiste sempre un apparecchio compatto da tenere a portata di mano per fissare tutte quelle situazioni meritevoli di attenzione che possono capitare senza preavviso in qualunque momento della giornata. Le digitali compatte svolgono in questo senso un'opera più che dignitosa: piccole e leggere, pronte a scattare in pochi secondi, ottimizzano automaticamente l'immagine senza richiedere particolari preparazioni e producono risultati più che apprezzabili senza richiedere sessioni di fotoritocco al computer. Il loro software interno (il firmware) si fa sempre più servizievole: dalla tradizionale riduzione dell'effetto occhi rossi siamo passati al riconoscimento dei volti per migliorare ritratti e foto di gruppo, mentre i programmi preimpostati si fanno sempre più numerosi e sofisticati.

Aprile, tempo di NAB. Come ogni anno, a Las Vegas si incontra (con qualche notevole eccezione) il gotha dell'industria del video e della cinematografia. A questo settore dedichiamo l'appuntamento tecnologico di questo mese facendo il punto sulle prospettive che il digitale offre ad appassionati e professionisti della ripresa. Con qualche sorpresa anche per i fotografi.

Ripresa plenopticaL'avvento del digitale non ha comportato solamente il passaggio dalla pellicola a un supporto di altro tipo, ma ha aperto la strada alla possibilità di sperimentare in ambiti del tutto nuovi e talvolta anche insoliti. C'è però un denominatore comune: la capacità di elaborazione offerta dai microprocessori. Ecco, anche per chi non è matematico, come il calcolo è destinato a cambiare il modo di lavorare del fotografo.

Splash articolo virtualizzazioneProsegue il viaggio futuribile (ma non troppo) nella virtualizzazione: ovvero, come avere sempre a disposizione con un click del mouse tutti i sistemi operativi che possono servire al nostro lavoro.

Quante volte vi è venuto il dubbio che il sistema operativo che state usando sul PC non sia l'ottimale per le vostre esigenze? Avete mai avuto la curiosità di provare a lavorare in ambienti PC diversi dal solito? Vorreste tanto poter usare quella certa applicazione che non è disponibile per il vostro sistema? A questo – e molto altro – esiste una soluzione che sta iniziando a prendere piede nei laptop e desktop di ultima generazione.