Al tradizionale brindisi redazionale con cui abbiamo dato il benvenuto al 2016 ci eravamo detti che saremmo entrati in un anno chiave per il settore del medio formato. Un pronostico non difficile, considerando la quantità di preannunci, di dichiarazioni rilasciate in occasione di interviste, di concretizzazione di promesse.

Proseguiamo il nostro reportage sul mondo del noleggio affrontando, dopo la questione delle attrezzature vista nella parte precedente, l'importante tema degli studi. Oggi che sempre più fotografi si trovano a lavorare per scelta o per forza di cose svincolati da un proprio studio permanente con motivazioni che possono essere di ordine economico, logistico o semplicemente di opportunità e flessibilità, il noleggio di spazi adeguatamente strutturati per le esigenze di una produzione foto o video rappresenta un'alternativa in crescente diffusione. E gli studi, dal canto proprio, rispondono differenziandosi non solo in termini di spazio o posizione ma soprattutto attraverso i servizi accessori e una caratterizzazione che, come vedremo, non ha timore di prendere talvolta a prestito vere e proprie pratiche di brand management vigenti in altri settori.

Nella storia dell'attrezzatura fotografica non c'è probabilmente mai stato un periodo tanto ricco e vario di proposte come quello attuale. La tecnologia digitale sembra aver agito da moltiplicatore in ogni aspetto della ripresa, partendo dalle fotocamere per allargarsi man mano a tutti i componenti con cui un fotografo deve fare i conti dalla preparazione dello scatto fino alla consegna finale del progetto. Come sempre, a un ampio ventaglio di prodotti tra cui poter scegliere corrisponde più flessibilità per avvalersi degli strumenti più appropriati a seconda del caso, tanto più di fronte alla crescente necessità di differenziarsi professionalmente - vuoi per distinguersi da una concorrenza sempre più numerosa, vuoi perché la committenza stessa è andata via via facendosi più variegata nelle caratteristiche e nelle richieste.

Taormina Photo DigitalNovità presentate in Photokina, possibilità di scegliere le proposte in vista del Natale, anticipazioni per la fotografia di matrimonio, occasioni per provare attrezzature e fotografare: Francesco Crisafi, l’organizzatore della principale manifestazione fotografica della Sicilia e dell'intero Sud, ci parla di quanto offrirà Taormina Photo Digital nell'imminente edizione 2012.

Spot Nikon BarcellonaLa campagna pubblicitaria estiva con cui sono state presentate sul mercato italiano le mirrorless Nikon 1, le compatte Nikon Coolpix e la reflex D3200 attraverso spot e mini-film televisivi è stata prodotta in quel di Barcellona utilizzando le funzionalità video della Nikon D800. Un'intervista al regista degli spot Fabio Breccia e al direttore della fotografia Ferran Paredes Rubio rivela numerosi retroscena che non mancheranno di risultare utili e stimolanti per tutti coloro che sono interessati a sfruttare al meglio le capacità di ripresa delle reflex digitali di nuova generazione.

Quanto sia diffusa e contagiosa la voglia di fotografia si evince da indicatori di ogni tipo: la salute del mercato delle fotocamere e relativi accessori; la frequenza che si registra in occasione di corsi, mostre e workshop; la vivacità dell'offerta (e della domanda) di prodotti editoriali e applicazioni informatiche per ogni livello di abilità; il numero di fotografi che si incontrano sempre più spesso anche al di fuori delle aree turistiche, nei contesti di normale vita quotidiana. E in tutto questo si molitplicano i fotoamatori interessati a compiere il salto verso il professionismo, così come i professionisti che ricercano nuovi sbocchi commerciali in un mercato nel quale la competizione si fa via via più folta e dinamica. Non sorprende dunque che alla convergenza di queste due tendenze abbia trovato grande rilievo la cinque giorni internazionale che iStockphoto ha organizzato a Milano a immediato ridosso della settimana della moda. Un appuntamento che ha suscitato l'entusiasmo dei partecipanti e ispirato qualche riflessione a più di un osservatore.

Guardato inizialmente con scetticismo da chi non aveva ancora percepito completamente la portata dei cambiamenti che la tecnologia digitale prometteva all'interno e all'esterno (Internet soprattutto) delle fotocamere, il microstock ha avuto bisogno di un certo tempo prima di affermarsi come modello largamente accettato sia dai fotografi che dai tradizionali acquirenti di immagini - grafici e redazioni. Di come è nato e di come funziona ne parliamo con Kelly Thompson, COO di iStockphoto, l'azienda che dopo aver inventato il concetto di microstock lo ha portato al successo fino a "meritarsi" l'acquisizione da parte di Getty Images.

Maurizio CasulaMaurizio Casula, regista e fotografo sui generis, arriva all'appuntamento in una freddissima giornata di dicembre sulla sua speciale bicicletta da corsa: "È un po' di tempo ormai che faccio almeno quaranta chilometri al giorno, un'attività che mi fa sentire bene e che mi permette di evitare il traffico cittadino, ormai quasi insostenibile", mi dice osservando la mia espressione quantomeno stupita. "Non mi piace fermarmi davanti alle difficoltà apparenti, con la volontà si arriva ovunque, in bicicletta come nel lavoro". Non posso effettivamente far altro che esprimere la mia ammirazione per tanta forza di volontà e condividere il suo pensiero. Nello zaino che porta con sé c'è tutto ciò che gli serve per lavorare davvero ovunque. Macchina fotografica e Mac portatile su cui ci sono alcuni dei lavori in corso d'opera.

Fotografi professionisti e fotoamatori evoluti sono abituati a dirigere il loro sguardo appassionato verso apparecchi reflex e medio formato, prestando a volte un'attenzione più o meno convinta ai tentativi dell'industria di proporre nuove tipologie di macchine come le non-reflex a ottiche intercambiabili (le cosiddette EVIL) o le Micro Quattro Terzi. Restare aggiornati anche solo in questi ambiti richiede non poco tempo, e la conseguenza pratica è un quasi totale disinteresse su quanto accade in un segmento di mercato totalmente differente ma che presenta alcune delle sfide tecnologiche e commerciali più interessanti.

Che il tradizionale mercato della fotografia sia diventato negli ultimi anni sempre più difficile, complice l'enorme aumento dell'offerta di immagini indubbiamente favorito dall'accessibilità della tecnologia digitale, è un fatto innegabile. Nonostante la cosiddetta "civiltà delle immagini" implichi un massiccio consumo delle stesse, altre dinamiche hanno portato a un abbassamento del valore medio che la committenza è disposta a riconoscere; gli stessi new media nati e diffusisi negli ultimi quindici anni hanno deluso le aspettative di chi vedeva in essi un mercato dalle grandi potenzialità, e per molti fotografi è quindi diventato imperativo trovare strade alternative per poter mettere a frutto le proprie competenze. Chi si specializza in nicchie particolari, chi allarga il proprio raggio d'azione all'insegna della convergenza digitale, chi sceglie la strada della divulgazione con libri, corsi e workshop, chi si dedica alla sperimentazione e alla ricerca. E poiché il compito di questa rubrica è quello di testimoniare i cambiamenti e le contaminazioni in atto, stavolta parliamo dell'esperienza di chi è riuscito a unire la passione per la fotografia all'amore verso la natura e gli animali inventandosi una professione suggestiva proprio al punto di congiunzione di questi due interessi. Quella che state per leggere è la storia di Federico Veronesi, fotografo e guida che ha fatto dei maestosi scenari del Kenya il suo studio e la sua vita.

Giuseppe Carrieri è, a modo suo, un cantastorie: un giovane cineasta che crede nella forza propulsiva del racconto come elemento centrale sul quale cucire l'abito audiovisivo più vicino alle sue corde partenopee un po' poetiche e un po' intimiste. Ma Giuseppe Carrieri è anche espressione di una nuova generazione che ha capito benissimo di avere di fronte a sé una strada assolutamente diversa da quelle di chi l'ha preceduta, una strada lungo la quale ruoli e mercati tradizionali cedono il passo a nuove dinamiche declinate all'insegna di fluidità, trasversalità, globalizzazione e innovazione. Uno scenario indubbiamente stimolante ma certo non facile: per questo motivo Giuseppe, ancora alle prese con un dottorato di specializzazione, non ha perso tempo e può già vantare al suo attivo due particolarissime produzioni girate in luoghi certamente non "facili" come Africa occidentale e India. La sua esperienza anticipatrice, cui è dedicata la puntata di Fuori Fuoco di questo mese, ci offre interessanti spunti di riflessione.

Nell'interesse degli addetti ai lavori e nella rapidità con cui si impossessa delle tecnologie più creative e spettacolari ha preso il posto della multimedialità tradizionale, anche se a ben vedere può essere considerata essa stessa una nuova frontiera multimediale lontana però dalle scrivanie e dai salotti di casa. Parliamo di digital signage, o digital out-of-home, disciplina che sta diffondendosi a macchia d'olio grazie alle molteplici possibilità che offre a chi si occupa di comunicazione e pubblicità. Si tratta di un settore che richiede un mix di competenze tecniche, fantasia e capacità di tradurre rapidamente concetti in formato visivo: pane per i denti di numerosi fotografi e videografi che si muovono con disinvoltura nell'ambito digitale. Approfondiamo il tema e andiamo alla scoperta di potenziali opportunità con Beppe Andrianò, esperto di digital signage e membro del consiglio direttivo di POPAI Italia, ramificazione locale della maggiore associazione professionale specializzata nella comunicazione sul punto vendita.

La tecnologia digitale ha reso il mondo complessivamente più piccolo per chiunque, e a maggior ragione per tutti coloro che nel digitale trovano i loro strumenti di produzione, i loro canali di diffusione, e persino il loro mercato. Nella conseguente compressione di tempi e spazi occorre tuttavia non perdere di vista l'individualità del fruitore finale e dei modelli - culturali, linguistici, etici, simbolici - che lo caratterizzano. Da questo numero di od vi proporremo periodicamente alcuni approfondimenti su un tema chiave per chi opera sul mercato globale: l'internazionalizzazione. Iniziamo a capirne le implicazioni affrontando la localizzazione  dei prodotti multimediali, ambito col quale molti fotografi e videografi si confrontano già da tempo.