Pamela Lazzarini ©Pamela Lazzarini 2014Pamela Lazzarini, fotografa musicale. No, anche fotografa d'arte. Anzi no, ancora meglio: artista. Infatti c'è tutto un mondo intorno alla fotografia del personaggio di questo mese che, a mio avviso, vale tutto il tempo necessario per leggere il resoconto dell'incontro che ha portato a questa intervista. Parafrasando un vecchio proverbio si potrebbe dire che tutte le strade portano all'arte, se davvero si desidera percorrerle: in questo caso non sembra essere mai stato più vero. E dire che all'origine della storia c'erano i presupposti perché la nostra Pamela finisse per fare altro, magari tenendo per sé la passione per l'arte e coltivandola, chissà mai, magari come un semplice hobby da vivere nei propri momenti di libertà. E invece eccoci qua, a parlare di fotografia e passione, come se il percorso fosse stato liscio, diritto, quasi già tracciato in un remoto passato. Siamo a Padova e sta per piovere ma, come molti sapranno, la città è innervata da una serie di portici che permettono di muoversi agilmente senza bagnarsi, una rete seconda solo a quella di Bologna, quindi siamo tranquilli e procediamo.

Franca CentaroQuando si è trattato di intervistare Franca Centaro, fotografa di teatro, che lavora e vive per la maggior parte del tempo a Siracusa alternandosi con Roma, chissà perché il mio pensiero è andato subito a mio padre che, quando ero ragazzo, si preoccupava della mia vocazione filatelica e finanziava la crescita della mia collezione. Ogni tanto arrivava a casa con il foglio di nuova emissione della “Siracusana” in una versione più esotica, per non dire addirittura esoterica, del francobollo più diffuso nella storia delle Poste Italiane. Probabilmente molti dei lettori più giovani non sapranno nemmeno di che cosa sto parlando dato che, al di là della quasi scomparsa abitudine all’uso del mezzo postale fisico, probabilmente hanno avuto davvero poco a che fare con il mondo della filatelia. Così dopo questo pensiero che mi ha riportato indietro nel tempo ho rotto gli indugi e ho colto l’occasione per rivedere la cittadina siciliana, anche attraverso alcune foto private di Franca. A chi fosse abituato o incline a partire verso mete esotiche dimenticando la bellezza di questo nostro povero Paese, mando un invito a trascorrere un po’ di tempo nella terra di Sicilia così da riempirsi gli occhi di una meraviglia nostrana che il mondo ci invidia e, perché no?, anche gli altri sensi con il meraviglioso cibo tipico innaffiato da un ottimo vino. Strano inizio di un profilo ma, questa volta, proprio non potevo farne a meno.

Alexia SinclairIl profilo di questo mese è quello di una donna fotografo che vive e lavora in Australia ma i lavori della quale hanno attraversato il mondo intero: incontriamo Alexia Sinclair. Molti dei suoi lavori sono vere e proprie riproduzioni di immagini prese dalla storia o dalla letteratura, fotografie di personaggi che hanno vissuto a lungo nell'immaginario collettivo e che hanno trovato uno sbocco nella realtà attuale proprio grazie agli sforzi creativi di Alexia. Le fotografie, una volta prodotte e realizzate, assumono l'aspetto di ritratti dipinti con una ricchezza di dettagli che possono anche sfuggire al primo sguardo. È proprio con l'attenzione che si riescono a cogliere le sfumature più evanescenti, più impercettibili che sono proprio il frutto dell'attenzione e della ricerca svolta dalla Sinclair prima di iniziare ogni nuova lavorazione. Premiata più volte in vari contesti, sia fotografici sia squisitamente artistici, l'ospite di questo mese ci sorprende con immagini di rara bellezza e complessità. Andiamo insieme a leggere che cosa ci ha raccontato di sé, rivelandoci qualche dietro le quinte dei lavori già pubblicati e parlandoci del nuovo progetto a cui ha già iniziato a lavorare.

miniatura Roberto ProsdocimoRoberto Prosdocimo è un giovane professionista, un ragazzo dalla faccia pulita di quelli che oggi sembra difficile incontrare per strada. È arrivato a Milano con il suo sogno, quello di fare il fotografo ma di farlo davvero. Un sogno che inseguiva e coltivava da quando aveva la metà dei suoi anni attuali, un quindicenne friulano che aveva messo piede in una camera oscura... L'amore in realtà era scaturito subito, sin da quando gli avevano regalato una piccola macchina fotografica: la possibilità descrittiva dell'oggetto e dei suoi prodotti lo rendeva un mezzo superiore a qualunque altro potesse essere utilizato allora. Roberto voleva capire però che cosa succedesse tra l'occhio e la stampa; così, cercando qua e là, insistendo con amici e insegnanti, finì col riuscire a entrare in una camera oscura, quel mondo ancora oggi sconosciuto ai più e attraverso il quale le idee, come per magia, si trasformavano in realtà, i sogni in stampe policrome.

Max De Martino ©2013Max De Martino potrebbe essere definito un giovane fotografo professionista se ci si basasse solo sul suo aspetto da eterno ragazzo. Invece quello che credo è che lui, la sua giovinezza, ce l'abbia dentro, nel suo animo più intimo, e la porti fuori attraverso la sua estroversione e la sua forza comunicativa innata. Basta scambiare qualche parola per capire che si andrà subito d'accordo con una persona così: inoltre, visto che è anche un amante della fotografia, ancora meglio. Lo spunto di incontrarlo ci è venuto sapendo che era appena tornato da un viaggio particolare, una sorta di auto "assignment", che l'ha portato in Ucraina, prima a Kiev e poi in un luogo di mestizia e fascino al tempo stesso che risponde al nome di Chernobyl, teatro di uno dei più spaventosi errori e orrori dell'uomo sotto forma di uno degli incidenti nucleari tristemente più noti al mondo. L'occasione per i lettori di od è grande perché pubblicheremo alcuni scatti inediti di quel viaggio senza tuttavia alcun commento da parte nostra: ognuno sarà libero di trarre le proprie conclusioni a proposito di quanto è accaduto, attraverso la visione delle foto di De Martino la cui storia, però, è davvero sorprendente e articolata. Facciamocela raccontare direttamente dalla sua viva voce.

Piermarco MeniniAncora una volta torniamo a Venezia e di nuovo ci troviamo, al tempo stesso, all'Istituto Italiano di Fotografia di Milano perché questi sono i luoghi dove Piermarco Menini, fotografo e insegnante, ha cominciato la sua professione e ne ha affinato le tecniche e l'esperienza per portarlo a oggi a essere un grande ritrattista, soprattutto di personaggi del cinema, chiamato dalle maggiori testate nazionali e non, per ciò che riesce a trarre dai set di posa, cioè un'immagine di una persona che riesce a trasmettere se stessa più che la solita foto patinata della star del momento. Lo abbiamo incontrato per questa chiacchierata interessante nel mezzo di una sua tipica giornata di lavoro, nella quale si divide tra gli impegni di studio, di ripresa, di convegni vari e della preparazione delle lezioni che tiene all'IIF ormai da oltre vent'anni.

Uta Theile | Osservatorio DigitaleCome si potrà facilmente evincere dal nome, il profilo di questo numero è dedicato a una fotografa di origini straniere che ormai vive in Italia da oltre 15 anni: Uta Theile. Appassionata d'arte e di fotografia, durante un momento di pausa della sua giovane vita di professionista decise di intraprendere un viaggio nel nostro Paese alla scoperta dei luoghi che da sempre affascinavano la sua mente, partendo da Firenze e dalla Toscana dalle molteplici cromie. Sembra di raccontare la storia di una favola ma, complice un treno preso per sbaglio, Uta si ritrova a viaggiare e scattare fotografie nella sterminata bellezza delle Cinque Terre dove incontra un ragazzo che, oltre a darle qualche informazione e ragguaglio sulla zona, la farà innamorare, di sé e dell'Italia, al punto da farle decidere che proprio qui sarà la sua nuova vita. Il paesaggio, il mare con il lavoro dei pescatori, le tradizioni locali, i volti delle persone e persino i cimiteri diventano in breve tempo i soggetti della fotografia di Uta Theile, una fotografia che ha basi radicate nella pittura e nell'arte in generale, una fotografia che vive in modo prevalente nel mondo del bianco e nero, e che ora andiamo a farci raccontare.

Reduci dall'IFA 2013 di Berlino, manifestazione che nasce dedicata alle nuove tendenze tecnologiche in generale ma che è stata, in particolar modo quest'anno, utilizzata dai produttori fotografici come vetrina e trampolino di lancio di nuovi modelli e ritrovati tecno-futuristici. A farla da padrone, ancora una volta, i telefoni ormai tutti sempre più smartphone con funzioni fotografiche da brivido, con nuove lenti e sensori che promettono, al solito, di regalarci immagini al limite della meraviglia. Ovviamente in questo campo tutti presenti meno il re incontrastato, l'iPhone che, proprio mentre si apriva l'ultimo giorno di manifestazione in terra germanica, veniva presentato in due nuove vesti sul suolo californiano.

Paolo BarbuioPaolo Barbuio è un fotografo che vive tra Venezia e Portogruaro, in provincia, lontano dalle luci della metropoli e dai suoi fantasmi, quelli che ti spingono a cercare la via del successo e della ribalta a tutti i costi. Ma non per questo è un uomo provinciale, anzi, ha girato il mondo con i suoi reportage e con la sua voglia di conoscere l'uomo attraverso la luce che passa negli obiettivi della sua macchina fotografica. Tra un set teatrale e uno spot pubblicitario lo intercettiamo per farci raccontare la sua idea di fotografia, nata da una forte passione e perseguita con tutta la forza di un carattere tipico del nord-est, determinato a raggiungere l'obiettivo che si è prefissato. Per capire meglio di chi stiamo parlando diremo solo che è uno dei pochissimi italiani che, nel 2011, si è aggiudicato il titolo di Qualified European Photographer conferitogli dalla FEP, la Federazione Europe dei Fotografi Professionisti.

Erminio AnnunziSpesso si sente dire che "chi sa fa e chi non sa insegna": vero nella maggior parte dei casi e, purtroppo, ne abbiamo esempi sotto agli occhi quotidianamente in questo nostro Paese dove tutti sanno tutto e pontificano dai pulpiti più disparati e improvvisati. L'eccezione che conferma la regola c'è sempre e, nel nostro fortunato caso, è rappresentata da Erminio Annunzi, fotografo professionista e apprezzato insegnante del prestigioso Istituto Italiano di Fotografia, dove tiene il corso di Paesaggio. Dopo anni trascorsi nel mondo della fotografia dalla parte dell'industria, che ai tempi si occupava della ricerca e dello sviluppo di nuove teniche e tecnologie applicabili al mondo della fotografia, ha iniziato un percorso da formatore che porta avanti ancora oggi parallelamente al suo lavoro di fotografo professionista. La fotografia che lo ispira è quella del paesaggio anche se, come vedremo, il termine dev'essere preso in senso lato ormai, visto che il "paesaggio" a cui fa riferimento è più un luogo interiore che un vero e proprio ritratto di una realtà tangibile. Ma facciamoci spiegare che cos'è e come vede il mondo della fotografia Erminio Annunzi.

Riccardo Del ConteSe dietro a ogni azione di un uomo, inteso come essere vivente, c'è sempre una motivazione, un senso che lo spinge a compierla, nel caso del nostro profilo del mese c'è una vera e propria filosofia. Riccardo Del Conte è un fotografo giovane ma dalle idee molto chiare. Credo sia una caratteristica di quella generazione che, sulle ceneri delle esperienze di quelle precedenti, ha pensato e desiderato un futuro migliore per sé. Ovviamente non tutti ci sono riusciti: anzi, forse è proprio il contrario. Ma quel che conta, a nostro avviso, è la forza di volontà espressa nel desiderio di realizzare davvero qualcosa di importante, il desiderio di scoprire la propria identità nel mondo. Quella dell'identità è esattamente la base della filosofia che Del Conte applica alla sua fotografia e, ancora prima, al suo percorso esistenziale, come uomo e come professionista dell'immagine.

Photoshow 2013, il reportage di Osservatorio DigitaleIl Photoshow nasce sotto cattivi auspici quando la giornata dell'inaugurazione viene inutilmente complicata dall'ennesimo sciopero dei mezzi pubblici. Espositori e visitatori ringraziano, certi che si tratti di un rito utile a riaffermare la competitività del sistema Paese, già in forma smagliante come l'ulteriore riduzione degli spazi occupati dalla fiera - quasi dimezzati rispetto alla precedente edizione milanese - è lì a ricordarci non appena facciamo il nostro ingresso. Stretto "tra il giallo e il rosso", come più di un operatore ama dire riferendosi senza fare nomi ai due principali marchi fotografici presenti sul nostro mercato con una polarizzazione che non trova equivalenti nel resto d'Europa, si trova un variopinto mix di aziende che hanno deciso di esserci "nonostante tutto". Ecco quindi fotocamere, ottiche e accessori a fianco di sistemi di stampa, cornici e gadget, soluzioni per digital signage e videocamere, un universo attraverso il quale si muovono visitatori professionali, appassionati, fotonegozianti e curiosi. I commenti iniziali sono dedicati agli assenti: di qualche nome, anche di peso, già si sapeva, mentre in altri casi la sorpresa è più evidente.

Alessandro TrovatiAlessandro Trovati, fotografo milanese che si occupa prevalentemente di sport, ritorna da un assignment a Lanzarote. Quale evento sportivo si è svolto nelle isole Canarie? Nessuno, c'è stato uno shooting di nuovo materiale per una nota casa di abbigliamento. Sì, perché da un po' di tempo, oltre a fotografare lo sport più puro, quello con la esse maiuscola, Trovati viene spesso chiamato da clienti che producono abbigliamento o accessori sportivi per il suo stile dinamico, tipico di chi ritrae abitualmente gli atleti durante il gesto sportivo, capace di cogliere quell'attimo fatto di pochi centesimi secondo, a volte millesimi, in cui è racchiusa tutta la storia da raccontare. Si dice sempre che un'immagine valga più di mille parole e questo, nel caso della fotografia sportiva, crediamo sia ancora più vero. Il bel gesto atletico è facile da vedere, come spettatori, soprattutto quando l'evento si svolge su una ribalta di livello internazionale, quando cioè gli atleti rappresentano la massima espressione mondiale di quella disciplina sportiva: difficile è saperlo fermare in un fotogramma, a volte anticipando col pensiero quello che l'atleta farà nei prossimi attimi della sua prestazione. Questo è il lavoro del fotografo di sport, quello che si vede nelle foto annegato in mezzo a una marea di suoi colleghi, tutti armati di lunghi teleobiettivi bianchi, immagine alla quale ormai ci siamo abituati da anni. Facciamoci raccontare come si vive questo tipo di esperienza, una prima qui su osservatoriodigitale.

Enrico Bossan www.osservatoriodigitale.itMi trovo a Padova, città affascinante del Nord Est italiano, terra del Santo venerato da tutto il mondo, quel Sant'Antonio che aiuta tutti a ritrovare qualcosa che si è perduto. Tra le chiacchiere con un grande amico musicista che vive qui e i commenti su come la città riesca a cambiare e restare immobile al tempo stesso (mi passa davanti un tram con la pubblicità del centenario dell'Italia unita ma, dico tre me e me, è un evento di due anni fa ormai…) iniziamo a parlare di un amico comune che, guarda caso, è un fotografo, un grande fotografo italiano: Enrico Bossan. L'uomo è vivace nei modi e nella parlata, non si risparmia, racconta la voglia che ci ha sempre messo e ci mette tuttora in quello che fa, nel cogliere momenti attraverso le sue fotografie che ci riportano pezzi di mondo che forse non c'è più, con un taglio di chi non è lì per scattare la cartolina da mostrare a casa ma per riprendere momenti di vita che sembra di esserci, come se fossimo noi a vederli con i nostri occhi. L'intervista è stata realizzata "a puntate", al telefono, in auto, perché oggi Bossan è un fotografo in vista, impegnato, anche nel senso di indaffarato del termine, che si alterna tra molti lavori, progetti  e viaggi che, talvolta, portano alla realizzazione di mostre e pubblicazioni di altissimo livello.

Monica SilvaIncontro Monica Silva in un locale di Milano molto affollato dove la gente arriva a gruppi e, rumorosamente, aspetta il proprio tavolo. Lei entra sola guardandosi intorno e attirando l'attenzione dei presenti; è l'immagine di una donna affascinante e sicura che si muove in un ambiente prevalentemente maschile, senza alcuna apparente difficoltà: il mondo della fotografia professionale. Giunta in Italia nella seconda metà degli anni '80 su invito di un'amica, Monica Silva nasce a Sao Paulo, una delle più grandi e turbolente città del Brasile, dove cresce e, per caso, comincia l'attività di modella. L'ambiente l'affascina subito ma, a differenza di quanto si può immaginare, non tanto per il glamour dell'ambiente stesso quanto per l'intensa attività fotografica che vi si svolge. Monica fotografa sin da ragazza con ogni tipo di apparecchio, dalle usa e getta alle tipiche "instamatic" dell'epoca, e trovarsi a contatto con sistemi di ripresa professionali la affascina decisamente. Sin da giovanissima ha mostrato un suo preciso carattere e, ancora una volta, pensa che non faccia per lei stare davanti all'obiettivo in quanto la fa sentire "come una statuina mossa da qualcun altro".

John Moore intervistato da Osservatorio DigitaleÈ stato premiato più volte con un World Press Photo Award per il suo lavoro di fotoreporter, l'ultima volta nel 2012 con un toccante lavoro sugli effetti della crisi economica negli Stati Uniti. Nel 2007 ha ripreso le ultime foto di Benazir Bhutto durante l'attentato che le è costato la vita durante la campagna elettorale a Rawalpindi. Dai grandi avvenimenti internazionali ai drammi personali che difficilmente conquistano le pagine dei giornali, John Moore ha dimostrato di possedere soprattutto il fiuto del giornalista di razza. Per i lettori di od ha accettato di parlare dei numerosi aspetti che contraddistinguono questo particolare campo professionale, forte anche di una esperienza come photo editor che gli ha permesso di sperimentare di prima persona tutto quel che accade “dall'altra parte della scrivania” di una grande agenzia.

Logo Photokina 2012Anche su Colonia sembra abbattersi la tendenza alla crisi delle manifestazioni fieristiche di cui si parla nell'Editoriale: nonostante sia una delle poche fiere di fotografia dal respiro davvero internazionale e abbia cadenza biennale, anche il Photokina ha subito una leggera frenata in termini di interesse e crescita. Partiamo dai numeri: quelli comunicati dagli organizzatori, per i quali l'edizione appena conclusa è stata un ennesimo successo, ma che a un'analisi più attenta raccontano una storia abbastanza diversa. Il primo dato che balza all'occhio è il rallentamento nella crescita dei visitatori, solo 4.000 in più rispetto ai 181.000 del 2010, quando l'incremento dal 2008 era stato pari a tre volte tanto; il secondo riguarda la progressiva riduzione del numero di aziende presenti o rappresentate: 1158 complessivamente in quest'ultima edizione (con 803 espositori effettivi), contro le 1523 di quattro anni fa. Sono due parametri che appaiono in controtendenza rispetto al crescente interesse generalizzato verso la fotografia intesa sia come hobby che come professione, senza contare la prepotente diffusione dell'imaging mobile intervenuta nell'ultimo biennio, che ha richiamato alla manifestazione di Colonia una nuova fascia di pubblico e di produttori.

joerg niggliUn video online che diventa virale. Una città italiana inconfondibile. Una passione che ha coinvolto diverse decine di migliaia di utenti in tutto il mondo. Così comincia il nostro racconto di Jörg Niggli, un fotografo e videomaker svizzero che, al di là di altri lavori di sicuro valore, ha avuto un notevole aumento di popolarità proprio grazie al video in time-lapse realizzato a Venezia intitolato "Venice in a Day" che riassume (quasi) una giornata della città lagunare da numerosi punti di vista, alcuni dei quali davvero inusuali, per nulla da turista e con una sensibilità visiva del tutto unica. (Disclaimer: chi scrive è per metà veneziano, per cui 'di parte'). Il video, realizzato con una Canon G10 (proprio la super-compatta di Canon!) è stato poi montato con una notevole esperienza. Abbiamo intervistato Jörg per scoprire qualcosa di più sui suoi lavori, sulla sua visione della fotografia, del video e dell'immagine.

Thomas LeuthardDefinire la street photography è decisamente difficile: un tentativo per approssimazione potrebbe essere quello di classificarla come 'fotografia della vita quotidiana, delle strade, delle persone reali'. Durante tutto il XX secolo, anche se non sempre classificate con questo nome, molti maestri della fotografia si sono confrontati con queste tematiche, hanno cercato di fotografare la vita di tutti i giorni senza preparare la posa, la scena e le persone coinvolte. In passato, spesso armati di Leica, di rangefinder molto semplici o di fotocamere usa e getta, gli street photographers hanno dovuto difendere la loro scelta, anche fisicamente, di fronte a quella che spesso viene vista come una violazione della privacy personale e non una forma di espressione fotografica. Tra i sinonimi di street photography vi è l'inglese 'candid' che tuttavia non rende, almeno in italiano, l'idea di quanto semplice, immediato e a volte sarcastico riesca ad essere questo tipo di foto.Tra i fotografi che si stanno affermando, soprattutto grazie all'avvento del digitale e ai social media, od ha scelto di intervistare lo svizzero Thomas Leuthard, street photographer svizzero di 40 anni che insegue la sua passione per l'immagine viaggiando nelle principali città del mondo (anche se per lavoro si occupa di IT nella pubblica amministrazione locale).

Mosè FranchiConversare di fotografia con Mosè Franchi è probabilmente il modo migliore per rendersi conto di come uno scatto sia semplicemente un punto intermedio di un lungo percorso creativo, culturale, tecnico e narrativo; e di come ogni volta che impugniamo la nostra fotocamera preferita non facciamo che metterci in relazione, consapevoli o meno, con un piano nel quale la comunicazione visiva va ben oltre il “qui e ora” del soggetto ripreso inserendosi in un contesto ben più complesso e coinvolgente di quanto appaia a occhi frettolosi. Approfittiamo della recente pubblicazione di un suo libro per affrontare con Mosè - fotografo e storico della fotografia, autore, giornalista, docente e professionista del settore con oltre vent'anni di esperienza in Canon Italia alle spalle - alcune tematiche di estrema attualità in un mondo che sa costantemente attirare a sé nuovi cultori ma che altrettanto facilmente perde coloro che vi si inoltrano privi di mappe e bussole adeguate.

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