Leica QLa Leica Q (Typ 116), nuova fotocamera compatta della casa di Wetzlar che non sia costruita su una base già vista, impressiona da subito per alcune caratteristiche come la solidità che trasmette quando la si prende in mano, la raffinatezza del design che ricorda la tradizionale linea delle macchine fotografiche Leica e l’immediatezza dei controlli disponibili, caratteristiche spesso introvabili anche sulle DSLR più evolute. È la prima volta che una Leica entra nel laboratorio di osservatoriodigitale (anche se già al momento della sua presentazione ne avevamo parlato in breve su Fotoguida) e l’accoglienza è stata davvero calorosa. I motivi sono presto detti. Da un po’ di tempo a questa parte il mondo delle fotocamere digitali compatte subisce un andamento decisamente al ribasso, contrastato solamente da alcuni modelli di casa Sony che ne hanno rivalutato decisamente il concetto tra il grande pubblico: RX10 e RX100 tra tutte fino alla top di gamma, la RX1 con il suo sensore a pieno formato. Sono macchine potenti e performanti che attirano attenzione di quei fotografi che vogliono uno strumento agile ma non dozzinale, qualitativamente superiore senza però essere appariscente e ingombrante come una reflex. Il tipico strumento da fotogiornalista o da “street photographer”, ambito in cui Leica ha scritto pagine di storia della fotografia e nel quale, ancora oggi, domina senza rivali con la mitica serie M. Mitica e mitologica perché, a causa della fascia di prezzo, il suo possesso resta qualcosa per pochi eletti, spesso professionisti magari nemmeno fotografi. La casa dal marchio rosso con l’avvento del digitale ha vissuto momenti difficili a causa di una concorrenza spesso iniqua e dalle caratteristiche millantate ma è stata vittima anche di una politica commerciale e di marketing che sicuramente ha intrapreso azioni a volte, diciamo così, azzardate per il posizionamento eccessivamente “trendy” dei prodotti con relative cifre astronomiche scritte sul cartellino del prezzo.

Test Profoto B2 Off-Camera Flash | Osservatorio DigitaleEra la fine del 2013 quando Profoto aveva messo in subbuglio il mondo della fotografia professionale con la presentazione del monotorcia B1: per la prima volta, infatti, diventava possibile disporre di una fonte di illuminazione TTL ad alta potenza completamente portatile. Una testa da 500W con una piccola batteria integrata per 3 kg di peso faceva improvvisamente piazza pulita dei sistemi utilizzati fino a quel momento con il relativo contorno di cavi e pesanti generatori aprendo nuove opportunità per gli scatti on location e non solo, anche grazie all'aggiornamento software gratuito che a fine 2014 ha implementato la modalità High Speed Sync (HSS) facendo scendere i tempi di sincronizzazione a 1/8000 di secondo.

Sony RX10 testIn un mercato sempre più complesso che pretende di offrire la fotocamera ideale per ogni tipo di fotografo, troviamo che ci sia un settore in netta crescita che risponde ancora meglio di altri a questo paradigma: quello delle fotocamere cosiddette bridge. Si chiamano così, è giusto ricordarlo, perché nascono dall’interpolazione di una fotocamera compatta con una reflex a ottiche intercambiabili, un’idea di potenza e comodità di trasporto che difficilmente si conciliavano nei modelli appartenenti alle altre due categorie. Da anni siamo abituati a trovare tra le bridge dei modelli estremi, campioni di zoom o dalla capacità video particolari ma pochi di essi racchiudono la qualità e la propensione alla professionalità che si trovano nella nuova  Sony Cyber-shot DSC-RX10, una bridge che strizza l’occhiolino anche ai fotografi evoluti e, forse, addirittura ai professionisti.

Quando abbiamo pensato al test del numero doppio ci è venuto spontaneo pensare a quella che è stata una delle più discusse DSLR sin dalla sua prima apparizione: la super potente e risoluta Nikon D800. Quando venne annunciata ci fu qualcuno, forse un po' di parte, che decretò forse con troppa facilità la morte delle fotocamere medio formato: con i suoi 36,3 milioni di pixel la neonata D800 faceva davvero paura garantendo, in potenza, una risoluzione tipica di macchine di altra fascia, di costruzione e di prezzo. Addirittura venne presentata insieme al modello E, privo di quel sensore anti alias che impedisce l'insorgere dell'effetto moiré tanto odiato da fotografi e stampatori. La grande risoluzione del sensore e la potenza del processore abbinato erano infatti capaci di cancellare l'insorgere dell'indesiderato effetto e restituire al fotografo immagini più nitide e molto incise. Certo non si parlava di una fotocamera per tutti perché il prezzo, già due anni fa, superava abbondantemente i tremila euro. Proprio in occasione della presentazione del modello di seconda generazione, la D810, abbiamo pensato di regalarvi la prova della capostipite che rappresenta comunque una scelta importante e validissima per tutti coloro che volessero acquistarne una - ora più che mai, grazie al prevedibile aumento dell'offerta di D800/E sul mercato dell'usato.

Fujifilm X-E2In tempi diversi, con una situazione di mercato differente, o anche nelle mani di una diversa Casa produttrice, una fotocamera come la Fujifilm X-E2 probabilmente non avrebbe mai visto la luce. Non perché si tratti di un modello mediocre, tutt'altro: semplicemente, perché immettere in commercio il perfezionamento incrementale di un apparecchio peraltro valido uscito solamente dodici mesi prima e ancora facilmente disponibile sugli scaffali dei negozi come la X-E1 ha soprattutto il significato di una dichiarazione di totale fiducia da parte del fabbricante nelle potenzialità di questa famiglia di mirrorless che, non a caso, continua a raccogliere un seguito di utenza affezionata e soddisfatta.

particolare della nikon Df - osservatoriodigitale.itPresentata dopo un'attenta campagna di marketing a livello mondiale, sostenuta da promozioni e video girati ad hoc, la Nikon Df arriva sul mercato con l'intenzione di scuoterlo e prendersi un primato: essere la prima fotocamera digitale a formato pieno con uno stile retro e dedicata solamente alle immagini fisse. Infatti balzano subito agli occhi le caratteristiche "fisiche" della Df: linee meno rotonde rispetto alle altre DSLR, di casa e non, le dimensioni più contenute e i principali controlli tutti in bella vista e a portata di mano, proprio come accadeva sulle reflex di una volta.

Particolare Sony SLT-A99Soggetto della nostra prova del mese è l’ammiraglia di casa Sony, la SLT Alpha 99 o semplicemente A99, una DSLR full frame dalle caratteristiche davvero sorprendenti. L’idea iniziale di Sony, quando presentò per la prima volta una fotocamera a pieno formato da 24,7 megapixel, la Alpha 900, era quello di entrare in modo deciso nel mondo dei professionisti con un prodotto davvero unico e potente. Purtroppo il mondo dei “pro” collegava troppo il brand al mondo consumer al punto da rifiutare quasi completamente che potesse esistere una fotocamera Sony di quel livell, oppure perché ancora troppo legata allo sviluppo delle reflex Konica-Minolta sulle quali si basava. Eravamo allora al Photokina 2008 e, cinque anni dopo la A900, è apparsa sul mercato la nuova e aggiornata A99, con specchio traslucido semi-fisso e una serie di caratteristiche migliorative ma, nonostante le innumerevoli messe a punto, l’idea che il mercato si è formato su di essa è rimasta pressoché identica. A nostro avviso sbagliando.

La fotocamera in prova questo mese potrebbe far sorgere, nei più, qualche dubbio sulla reale capacità della stessa di meritarsi una prova su osservatorio digitale. Forse, a una prima occhiata, qualcuno potrebbe pensare che il palcoscenico ideale per questo tipo di macchine possa essere la nostra testata gemella Fotoguida.it: invece, dopo un test esaustivo, abbiamo ritenuto che proprio queste pagine fossero la scena ideale per la Fujifilm X-M1. Di per sé questa decisione rappresenta già un verdetto e la dice lunga sulle capacità fotografiche e la qualità delle immagini prodotte dalla piccola, intesa come dimensioni molto contenute del corpo, di casa Fujifilm.

Sony RX1, il test | Osservatorio DigitaleSarebbe interessante conoscere il dato statistico che esprime quanto la sensazione del primo contatto "fisico" con una macchina fotografica influisca sulla decisione di acquisto finale. A guardare la cura crescente che i produttori dedicano all'aspetto, all'ergonomia, ai materiali e ai dettagli, potremmo azzardare che questi elementi rivestano un'importanza notevole ai fini della vendita. Come ci diceva un negoziante qualche tempo fa, non tutti sono in grado di apprezzare le sfumature di una fotocamera digitale, del suo sensore, del sistema esposimetrico e dell'autofocus, specie se ci si limita a una veloce disamina all'interno del punto vendita; né a molti in effetti tutto questo interessa oltre un certo punto, visto che taluni particolari tecnici sono apprezzabili nella pratica da fasce ristrette di fotografi essendo ormai la tecnologia di base più che sufficiente a garantire risultati eccellenti nella maggior parte degli scatti. Ecco allora che il prodotto si lascia conquistare per tutta una serie di altre caratteristiche alle quali ci aveva abituato la fotografia analogica e che erano rimaste un po' ignorate nella serrata corsa evolutiva vissuta dal digitale in questi anni, con i suoi rapidi cicli di prodotto e con il focus concentrato altrove.

Sony Alpha 58, il test di Osservatorio DigitaleCon il lancio della tecnologia SLT a specchio traslucido, Sony si era fatta subito notare per un'offerta di reflex digitali decisamente ricca, quasi affollata, composta da numerosi modelli dalle specifiche spesso simili se non sovrapponibili: indice probabilmente di una strategia mirata a saggiare le varie fasce del mercato delle DSLR alla ricerca del miglior posizionamento possibile. Ora quella fase sembra essere conclusa, tanto che Sony ha iniziato a sfoltire e razionalizzare la propria gamma di fotocamere Alpha complice anche un mercato meno ricettivo rispetto al passato e che nelle mirrorless, variamente declinate, ha trovato un nuovo elemento di interesse con la conseguenza di erodere ulteriormente il segmento delle reflex entry-level. Ecco quindi che con il 2013 Sony ha sostituito le precedenti A37 e A57 con la nuova A58: vediamone le caratteristiche.

Particolare Canon EOS 6DGià dal momento in cui la si toglie dalla scatola si ha la sensazione di avere a che fare con un corpo macchina reflex professionale: le caratteristiche ci sono tutte, a partire dal sensore full frame, dalle centinaia di funzioni offerte dal software di sistema e dall'assenza del flash di riempimento. Basta tuttavia avvicinarla a una sorella EOS, come la 5D, per notare la dimensione più contenuta del corpo, mossa strategica di ingegneria e marketing per far piacere questo prodotto anche alla fascia di fotografi che vogliono una fotocamera a lenti intercambiabili senza però l'ingombro e il peso di una reflex di tipo professionale: la 6D pesa infatti solo 700 grammi.

Sony RX100 il test di Osservatorio DigitaleSeguendo la rotta già tracciata da tempo Sony, come altri player del mercato, ha dato il via alla produzione di fotocamere dall'aspetto compatto ma dalle prestazioni interessanti quasi quanto quelle di una DSLR. Su tutte è il caso della fenomenale RX1, compatta dal sensore a pieno formato, dotata di ottica fissa che ha scosso, anche per l'importanza del numero scritto sul cartellino di vendita, il mercato della fotografia nel mondo. Della stessa famiglia, anche se con un costo molto più accessibile, è l'oggetto protagonista del nostro test di questo mese: la RX100.

Test confronto Canon G15 vs G1 X | Osservatorio DigitaleIl formato è di quelli che lentamente ma inesorabilmente hanno conquistato fette di mercato sempre più interessanti mano a mano che i fotografi, completata la propria dotazione digitale nel campo delle reflex, hanno iniziato a guardarsi intorno con l'intenzione di procurarsi apparecchi sufficientemente compatti da poter essere sempre portati con sé ma contemporaneamente forniti di almeno due elementi irrinunciabili per un professionista o un serio appassionato: controllo manuale della fotocamera e possibilità di salvare le immagini in raw. Da questa richiesta è scaturita negli ultimi anni un'offerta estremamente interessante, ricca di prodotti differenziati per caratteristiche e prezzo toccando segmenti diversi come quelli delle compatte, delle bridge e delle mirrorless (o CSC, secondo la denominazione che i produttori ormai preferiscono). È un mercato che od ha analizzato nel dettaglio negli scorsi mesi e che, per l'interesse che suscita, ci ha suggerito una prova comparativa su strada delle due compatte di alta gamma proposte da Canon: la PowerShot G15 e la PowerShot G1 X, modelli che il database della nostra testata gemella Fotoguida.it ci dice essere tra quelli più frequentemente messi a confronto in questa fascia di prodotto.

Logo X Series FujifilmLa Fujifilm XE-1, oggetto della nostra prova di questo mese, è arrivata sul mercato in occasione dello scorso Photokina (dove ha vinto subito il premio come migliore prodotto della fiera stessa) come un'alternativa alla più grande e più costosa X Pro-1, ammiraglia di famiglia. Nonostante mutui dalla sorella maggiore sia il sensore XTrans da 16 megapixel e il processore EXR Pro sia il software di gestione, possiede alcune funzionalità esclusive come il nuovo flash a scomparsa e la presa per un microfono stereo esterno da utilizzare durante le riprese video, sempre che qualcuno voglia cimentarsi in quest'arte con un corpo macchina di queste dimensioni. Proprio nei giorni in cui la XE-1 è giunta in redazione è stata rilasciata una nuova versione del firmware, la 1.04, che annunciava piccole correzioni tra le funzionalità della fotocamera. Già rispetto alle altre componenti della famiglia X, sull'ultima nata sono state implementate migliorie che permettono di gestire meglio i tempi di operazioni come la scrittura delle immagini sui supporti di memoria (dimezzati rispetto a prima), l'incremento del numero ISO selezionabile (ora di base fino a 6.400, espandibile fino a 25.600) e, molto importante, un netto miglioramento della messa a fuoco, sia automatica sia manuale.

Canon EOS-1D X logoLa nuova ammiraglia di casa Canon EOS-1D X rappresenta lo sforzo costruttivo di unire due linee di prodotto professionali in una. Lo scopo è quello di sostituire al vertice della gamma sia la supersportiva EOS-1D Mark IV, capace di raffiche fino a 10 scatti al secondo ma dotata di sensore APS-H, e la risoluta EOS-1Ds Mark III dedicata ai professionisti che desiderano lavorare a pieno formato 35mm. Con la 1D X Canon sembra riuscita a sintetizzare il meglio dei due modelli precedenti e addirittura a fare meglio. Il grande sensore full frame da 18,3 megapixel, insieme ai due processori Digic V+, garantiscono al fotografo la capacità di scattare raffiche fino a 12 fps in formato RAW e 14 in JPEG, entrambe in lunghe sequenze, fino alla saturazione del buffer di memoria.

Capture One Pro 7, il testI cicli di rilascio delle applicazioni si dividono normalmente in due categorie: i cosiddetti “bug fix”, ovvero versioni per lo più dedicate a eliminare gli inevitabili errori presenti nel software, e le “feature release”, caratterizzate invece dall'introduzione di nuove funzionalità. La vita di un'applicazione si svolge di solito in un'altalena continua tra queste due tipologie di evoluzione; a volte, tuttavia, i progettisti decidono di cambiare passo e mettere radicalmente mano alle basi stesse delle loro creature sostituendo intere componenti tecnologiche. Si tratta di un caso poco frequente che le buone pratiche dell'industria del software normalmente scoraggiano al motto di “non si cambia ciò che funziona”, come peraltro certe (disastrose) esperienze fatte negli anni da grandi aziende come Borland e Wordperfect Corp. sembrano confermare. Per questo l'arrivo di Capture One Pro 7, con il suo significativo lavoro di riscrittura di parti fondamentali per un'applicazione di sviluppo digitale come il motore di decodifica e renderizzazione delle immagini raw, ha suscitato grande curiosità all'interno della redazione.

Fujifilm Serie XForse il titolo più adatto per questo test avrebbe potuto essere "Per Fujifilm è scattata l'ora X", dato che l'introduzione delle fotocamere oggetto di questa prova ha davvero determinato un punto di svolta importante per la casa giapponese. A dare il via a questa nuova "rivoluzione fotografico-culturale" è stata la X100, un corpo macchina in stile decisamente retro, capace di riportare il fotografo al piacere della fotografia di un tempo; hanno quindi fatto seguito la X10, dal corpo più compatto e con ottica zoom, fino alla più evoluta della serie la X Pro 1, con un nuovo sensore e l'intercambiabilità delle ottiche. Le abbiamo provate tutte e tre in modo massivo, per un lungo periodo, al fine di conoscerle a fondo e apprezzarne le qualità e valutarne gli eventuali difetti.

apertura Lexar 1000xLe schede di memoria solitamente ritornano all'onore delle cronache per il lancio di nuovi tagli di capacità oppure per un raro e limitato speed bump della velocità di scrittura/lettura delle immagini sulle stesse. Lexar, grande player in questo tipo di mercato, ha deciso di spiazzare tutti lanciando una nuova gamma di memory card dalla impressionante velocità di mille per: sì, avete letto bene, mille volte pari al valore nominale di base con un transfer rate di 150MB al secondo. Con queste caratteristiche le nuove schede non solo supportano tutti i più moderni corpi macchina, ma soddisfano a pieno anche le richieste dei novelli Fellini, di tutti i registi che hanno deciso di fare delle fotocamere con capacità di ripresa full HD il loro strumento di lavoro principale.

Canon EF 800 con CopriobiettivoIl supertele Canon 800 mm è un oggetto a dir poco incredibile sia per le sue prestazioni sia per le sue dimensioni, ce ne siamo resi conto praticamente subito non appena il generoso imballo è giunto in redazione. Dopo averlo osservato con un misto di timore e sguardo critico lo abbiamo montato sulla Canon 1D Mark IV e siamo partiti per il test sul campo. Peccato le quattro settimane di pioggia incessante abbiano limitato non poco gli spostamenti e le possibilità di ripresa anche se, vista la totale tropicalizzazione dell'obiettivo, la pioggia ha spaventato certamente più noi dell'800mm.

H4D-40A quasi quattro anni di distanza dal test della versione a 39 megapixel della H3D II, con l'avvento della quarta generazione del sistema digitale Hasselblad, H4D, ci si trova tra le mani qualcosa di familiare dal punto di vista tattile e visivo ma che al suo interno nasconde una vera e propria rivoluzione. Anche se il corpo in prova è quello con la versione capace di "soli" 40 megapixel, ci si accorge immediatamente di quanto sia cambiato l'intero sistema. Non appena si posa l'occhio sull'oculare ci si accorge che il mirino è diventato più luminoso, la macchina sembra reagire immediatamente, lo scatto a mano libera è davvero diveuto possibile e, allora, Steve Mc Curry testimonial di Hasselblad oltre che fotografo di fama mondiale diceva la verità nelle sue ultime interviste: con il nuovo sistema si può fare anche fotografia all'aperto e, forse, addirittura turismo fotografico.

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