Fotografi professionisti e fotoamatori evoluti sono abituati a dirigere il loro sguardo appassionato verso apparecchi reflex e medio formato, prestando a volte un'attenzione più o meno convinta ai tentativi dell'industria di proporre nuove tipologie di macchine come le non-reflex a ottiche intercambiabili (le cosiddette EVIL) o le Micro Quattro Terzi. Restare aggiornati anche solo in questi ambiti richiede non poco tempo, e la conseguenza pratica è un quasi totale disinteresse su quanto accade in un segmento di mercato totalmente differente ma che presenta alcune delle sfide tecnologiche e commerciali più interessanti.

Che il tradizionale mercato della fotografia sia diventato negli ultimi anni sempre più difficile, complice l'enorme aumento dell'offerta di immagini indubbiamente favorito dall'accessibilità della tecnologia digitale, è un fatto innegabile. Nonostante la cosiddetta "civiltà delle immagini" implichi un massiccio consumo delle stesse, altre dinamiche hanno portato a un abbassamento del valore medio che la committenza è disposta a riconoscere; gli stessi new media nati e diffusisi negli ultimi quindici anni hanno deluso le aspettative di chi vedeva in essi un mercato dalle grandi potenzialità, e per molti fotografi è quindi diventato imperativo trovare strade alternative per poter mettere a frutto le proprie competenze. Chi si specializza in nicchie particolari, chi allarga il proprio raggio d'azione all'insegna della convergenza digitale, chi sceglie la strada della divulgazione con libri, corsi e workshop, chi si dedica alla sperimentazione e alla ricerca. E poiché il compito di questa rubrica è quello di testimoniare i cambiamenti e le contaminazioni in atto, stavolta parliamo dell'esperienza di chi è riuscito a unire la passione per la fotografia all'amore verso la natura e gli animali inventandosi una professione suggestiva proprio al punto di congiunzione di questi due interessi. Quella che state per leggere è la storia di Federico Veronesi, fotografo e guida che ha fatto dei maestosi scenari del Kenya il suo studio e la sua vita.

Giuseppe Carrieri è, a modo suo, un cantastorie: un giovane cineasta che crede nella forza propulsiva del racconto come elemento centrale sul quale cucire l'abito audiovisivo più vicino alle sue corde partenopee un po' poetiche e un po' intimiste. Ma Giuseppe Carrieri è anche espressione di una nuova generazione che ha capito benissimo di avere di fronte a sé una strada assolutamente diversa da quelle di chi l'ha preceduta, una strada lungo la quale ruoli e mercati tradizionali cedono il passo a nuove dinamiche declinate all'insegna di fluidità, trasversalità, globalizzazione e innovazione. Uno scenario indubbiamente stimolante ma certo non facile: per questo motivo Giuseppe, ancora alle prese con un dottorato di specializzazione, non ha perso tempo e può già vantare al suo attivo due particolarissime produzioni girate in luoghi certamente non "facili" come Africa occidentale e India. La sua esperienza anticipatrice, cui è dedicata la puntata di Fuori Fuoco di questo mese, ci offre interessanti spunti di riflessione.

Nell'interesse degli addetti ai lavori e nella rapidità con cui si impossessa delle tecnologie più creative e spettacolari ha preso il posto della multimedialità tradizionale, anche se a ben vedere può essere considerata essa stessa una nuova frontiera multimediale lontana però dalle scrivanie e dai salotti di casa. Parliamo di digital signage, o digital out-of-home, disciplina che sta diffondendosi a macchia d'olio grazie alle molteplici possibilità che offre a chi si occupa di comunicazione e pubblicità. Si tratta di un settore che richiede un mix di competenze tecniche, fantasia e capacità di tradurre rapidamente concetti in formato visivo: pane per i denti di numerosi fotografi e videografi che si muovono con disinvoltura nell'ambito digitale. Approfondiamo il tema e andiamo alla scoperta di potenziali opportunità con Beppe Andrianò, esperto di digital signage e membro del consiglio direttivo di POPAI Italia, ramificazione locale della maggiore associazione professionale specializzata nella comunicazione sul punto vendita.

La tecnologia digitale ha reso il mondo complessivamente più piccolo per chiunque, e a maggior ragione per tutti coloro che nel digitale trovano i loro strumenti di produzione, i loro canali di diffusione, e persino il loro mercato. Nella conseguente compressione di tempi e spazi occorre tuttavia non perdere di vista l'individualità del fruitore finale e dei modelli - culturali, linguistici, etici, simbolici - che lo caratterizzano. Da questo numero di od vi proporremo periodicamente alcuni approfondimenti su un tema chiave per chi opera sul mercato globale: l'internazionalizzazione. Iniziamo a capirne le implicazioni affrontando la localizzazione  dei prodotti multimediali, ambito col quale molti fotografi e videografi si confrontano già da tempo.

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