Editoriale
Luglio - Settembre 2026, Anno XX, N. 130
Ezio Rotamartir
Buona estate a tutti! Maddeché potrebbe rispondere qualcuno dalla Capitale. La situazione generale è sempre più complessa e ingarbugliata ma, si sa, nel Bel Paese quando arriva l'estate tutto viene messo da parte (dalle faccende serie a quelle facete) affinché si possano, forse, riprendere con l'avvento dell'autunno.

"Estate, sei calda come i baci che ho perduto" cantava Bruno Martino molti decenni fa e, mai come allora, ci ha preso in pieno. Le temperature sono alle stelle e la maggior parte di noi è costretta in città (ma anche in provincia non si scherza) al lavoro in attesa delle tanto sospirate vacanze estive. Come ogni anno ripetiamo il nostro mantra: per tutti coloro che le faranno le vacanze perché, con la situazione attuale sempre più critica, saranno sempre di più coloro i quali le "ferie" se le faranno a casa.
Poi mi metto a riflettere e, da un'altra parte, vedo sfarzo e benessere a tutto spiano, luoghi di villeggiatura sempre inondati di persone, ristoranti di grido affollati, alberghi di ogni categoria impossibili da prenotare, lettini e ombrelloni con prezzi da far impallidire le spiagge di Cannes o di Miami. Ma ci sono davvero così tanti benestanti nel nostro Paese?
A un'occhiata veloce parrebbe proprio di sì: se, tuttavia, ci si ferma a osservare meglio si scoprono tanti risvolti nascosti.
Oggi si compra tutto a rate perché c'è la necessità sociale di apparire forti, belli, ricchi e famosi. Dal Rolex comprato a rate per dieci anni alla fatidica automobile – da sempre uno degli status symbol per eccellenza – per giungere alle vacanze, godute oggi e pagate con 72 agili rate mensili che, probabilmente, si andranno ad aggiungere a quelle degli iPhone familiari, della televisione 75 pollici e del salotto buono appena comprato. Per l'amore di Dio nessuno vuole giudicare nessuno ma io ricordo che un tempo, se si doveva proprio fare un debito, ci si imbarcava nelle rateizzazione per qualcosa di valido e duraturo, un bene concreto come la casa e, spesso, l'auto per andare al lavoro e trasportare la famiglia nei viaggi della domenica. Concepisco, oggigiorno, la possibilità di togliersi uno sfizio per soddisfare un proprio hobby (noi fotografi sappiamo che abbiamo sempre bisogno di un'ottica nuova o di un corpo macchina più performante...) ma mi fermerei lì.
Un tempo, quando ero spesso negli Stati Uniti, mi meravigliavo di come le famiglie fossero schiave delle rate mensili proprio perché, nella loro cultura, è normale acquistare tutto a credito: dal frigorifero all'auto, dal televisore all'automazione per il portone del box e così via. Praticamente l'80% degli stipendi medi si volatilizzano nelle rate da pagare. Mi è sempre apparsa come una consuetudine balzana ma, oggi, mi rendo conto che siamo diventati totalmente "americani" anche noi, che abbiamo adottato la stessa pratica.
Non si rinuncia più a niente. Sembra che abbiamo per forza bisogno di tutto, tranne che di interagire davvero tra di noi, di parlarci sul serio di argomenti veri, tangibli, di quelli che toccano i sentimenti e la ragione, di approfondire i rapporti umani per costruire un futuro migliore.
Ma che cosa sto dicendo? Sono forse sotto l'effetto di sostanze psicotrope e stupefacenti che mi fanno straparlare? Voglio che il mondo ritorni al passato?
Scusate per lo spoloquio, sarà il caldo... Torniamo pure al nostro usuale torpore mentale e continuiamo così.
Non mi resta quindi che augurarvi buona estate e una buona lettura con osservatoriodigitale!
Arrivederci al prossimo numero,
Ezio Rotamartir
