Editoriale

Settembre 2017, Anno XI, Numero 7

Ezio Rotamartir

Al rientro dalla pausa estiva ci attendono moltissime novità a partire da nuovi modelli di fotocamere fino a "prestigiosi" riconoscimenti EISA per arrivare a tutta una serie di eventi che ci accompagneranno nei prossimi mesi: primo fra tutti il premio con conseguente mostra e prezioso catalogo del World Photography Awards 2017.

Al rientro dalla pausa estiva ci attendono moltissime novità a partire da nuovi modelli di fotocamere fino a "prestigiosi" riconoscimenti EISA per arrivare a tutta una serie di eventi che ci accompagneranno nei prossimi mesi: primo fra tutti il premio con conseguente mostra e prezioso catalogo del World Photography Awards 2017.

Mentre eravamo ancora con i piedi a mollo, in spiaggia o in un ruscello di montagna, è giunta la notizia di una nuova fotocamera di Nikon: la tanto preannunciata D850. Non staremo qui a parlare di che cosa sta accadendo alla casa giapponese (ne abbiamo sentite di tutti i colori nei mesi scorsi ma vogliamo augurarci, per il bene della fotografia e della sua storia, che la casa dal marchio giallo riesca a superare questo momento di grande difficoltà per tornare più forte e presente di prima) ma di come, dopo Canon e Sony, abbia voluto entrare nella fasca di mercato delle DSLR Premium con un modello da quasi 50 megapixel. Evidentemente il mercato ne sentiva il bisogno...

Dopo la ormai risibile rassegna dei premi EISA assegnati rigorosamente a tutti i produttori così da tenere viva la componente emotiva che serve a finanziare tante campagne pubblicitarie sulla stampa di settore (EISA scaturisce proprio da li nel caso non lo sapeste) resta la grande quantità di concorsi e relativi premi rivolti alla fotografia scattata che genera di conseguenza mostre e pubblicazioni di cataloghi.

Il primo caso è stato il Sony World Photography Awards 2017 che ha visto in concorso la bellezza di oltre 270 mila fotografie che hanno portato a una scrematura fino a premiare i primi tre partecipanti nelle undici categorie finali. La mostra si tiene per sei settimane a partire dall'8 settembre all'interno della Villa Reale di Monza (MB) e si svolge nelle stanze all'ultimo piano con vista sul magnifico parco.
Alla conferenza stampa ho contato quarantatre intervenuti, compreso il sottoscritto, quattro dei quali erano coloro che parlavano e quattro erano i fotografi italiani che hanno raggiunto la finale. Tre i fotografi in sala oltre al fonico. Circa otto le persone di Sony presenti all'evento. Se tutto torna eravamo circa in ventitre giornalisti a seguire l'evento storico a rappresentare le testate italiane interessate all'argomento, senza contare che alcune di queste avevano più di una persona presente, forse più interessata al buffet di apertura che alle fotografie in mostra, ma questo è un altro discorso.

Quello che mi ha impressionato sono state le domande rivolte ai fotografi presenti tre (su quattro) dei quali hanno condidamente dichiarato che, se dovessero vivere di fotografia, non saprebbero come mantenersi o mantenere le proprie famiglie: questo fa riflettere e porta a due conclusioni. La prima è che se il 75% dei fotografi che hanno raggiunto la finale di un premio così "prestigioso" non fa questo mestiere di professione significa che c'è davvero spazio per tutti e quello che vi abbiamo finora esortato a fare (scattate, scattate, scattate e poi pubblicate) è stato un buon suggerimento poiché il prossimo vincitore di un premio così importante potrebbe proprio essere uno di voi. La seconda riflessione è un po' più amara poiché significa che i professionisti sono letteralmente circondati da amatori e semi-professionisti che attentano quotidianamente alla loro professione, erodendone la base già poco solida con proposte commerciali inique basate su prestazioni, spesso, gratuite o compensate solo con la pubblicazione del nome sulla loro foto utilizzata dal cliente.

Mi domando quale sia lo spirito che spinge ancora personaggi come Roberto Tomesani (Tau Visual) a battersi per i diritti dei fotografi professionisti quando c'è tutto un mercato che si accontenta e che sempre di più assomiglia a quella porcheria che è il mercato della musica dove, ormai da decenni, vige la politica della performance gratuita in cambio di una presunta "visibilità"; ma il mercato della musica è sempre stato considerato (tranne che per la classica) qualcosa di leggero, di commerciale, di avulso dalla cultura mentre l'opposto si è da sempre applicato alla fotografia, considerata una nuova arte e oggi spesso indotta a mercimonio di basso livello.
Come finirà? Ai posteri l'ardua sentenza.

Bentornati dalle vacanze!

 

 

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