Taccuino

Scoperte fotografiche

Valeria Prina

Delle mostre fotografiche in programma durante questa estate rappresentano delle scoperte. Consentono di viverle per quanto mostrano, ma sono anche una prova della attenzione dei fotografi a particolari eventi.

Si possono fare delle scoperte attraverso la fotografia. Le permettono alcune mostre in programma in questa estate. A volte sono scoperte di mondi poco conosciuti. Altre volte sono il risultato di uno sguardo che va a zig-zag nel tempo. In altre occasioni ancora si tratta di scoprire quanto per età non si è potuto vivere direttamente. Qui parliamo di alcune mostre del momento, occasioni di scoperte, sia pure differenti. 

Può essere una scoperta per i più giovani l’entusiasmo che accompagnava in quegli anni i Beatles: “Chiedi chi erano i Beatles” cantavano gli Stadio nel 1988. Nemmeno così tanti anni dopo, dunque. La mostra fotografica "Tutti pazzi per i Beatles. Il concerto del 1965 a Milano nelle fotografie di Publifoto", esposta alle Gallerie d’Italia – Milano fino al 7 settembre 2025 è l’occasione per rinverdire il ricordo di quello che era stato un vero evento, lo storico concerto che i Fab Four tennero il 24 giugno 1965 al velodromo Vigorelli di Milano. Insieme permette di capirne la portata, capace di coinvolgere il pubblico più giovane. Invece allora chi aveva qualche anno in più guardava ai Beatles con sufficienza, reputandolo un fenomeno passeggero. Vedere la mostra può far meglio capire quanto quel giudizio non solo appare oggi del tutto sbagliato, ma avrebbe dovuto apparire fuori luogo anche allora.

La mostra è però anche una documentazione di come Publifoto aveva capito il valore di quell’evento. Al seguito dei Beatles aveva mandato 6 fotografi: Sono Sergio Cossu, Gianfranco Ferrario, Carlo Fumagalli, Benito Marino, Eugenio Pavone e Tino Petrelli. «Il 23 giugno 1965 – si legge nella presentazione della mostra - i Beatles arrivano alla Stazione Centrale di Milano provenienti da Lione, accolti da 2000 fan in delirio. Tino Petrelli scatta una fotografia di grande forza: i Beatles sono infatti tutti insieme su una Alfa Romeo Spider (l’organizzazione ne aveva predisposte ben cinque, ma l’enorme folla li costrinse a salire tutti su una sola automobile), circondati dai fan. Il giorno seguente si apre con il servizio fotografico sulla terrazza al 6° piano del Grand Hotel Duomo, con le guglie della cattedrale alle spalle e la successiva conferenza stampa. Poi i Beatles approdano al velodromo Vigorelli per i due concerti, alle 16 e alle 21».

Un’altra scoperta, sia pure molto differente, la si può vivere con la mostra Montagne di carta in programma a Milano alla Biblioteca Sormani fino al 27 settembre. Chi conosce poco la montagna può scoprirne la bellezza, attraverso le immagini che Gianni Maffi ha realizzato con uno splendido bianco e nero sia in Trentino e Veneto che in Val d’Aosta. È una scoperta della bellezza delle montagne e dei ghiacciai, che rischia di andare perduta. Se poi si confrontano queste foto con quelle, ugualmente in mostra, di Antonia Pozzi si capisce quanto i ghiacciai si siano ridotti rispetto al passato. Antonia Pozzi infatti le ha realizzate all’inizio del '900. L’altra scoperta riguarda proprio l’autrice, forse tra le prime donne ad andare in alta montagna e documentarla attraverso una macchina fotografica. 

Scoprire l’Italia è invece la possibilità offerta a chi vive o è di passaggio a Madrid. La mostra Sugestiones de Italia è esposta all’Istituto Italiano di Cultura a Madrid fino al 13 settembre 2025. Prodotta dalla GAM e presentata dalla Fondazione Torino Musei la mostra offre una visione del paesaggio, delle città, dell’architettura e della dimensione sociale della nostra penisola, attraverso lo sguardo di 14 tra i più importanti fotografi italiani. Sono Nino Migliori, Gianni Berengo Gardin, Mimmo Jodice, Mario Cresci, Mario Giacomelli, Franco Fontana, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Uliano Lucas, Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Aurelio Amendola, Enzo Obiso, Bruna Biamino. «Il progetto – si legge nella presentazione - sottolinea l’importanza della fotografia come strumento di conoscenza, memoria e riflessione».

Il rito nuziale raccontato attraverso foto lontane da stereotipi estetici è al centro della mostra “Romanzo italiano” esposta dal 23 luglio al 27 agosto 2025 alla Galleria d’Arte Moderna di Catania. Alla GAM si intrecciano le visioni sul matrimonio di Franco Carlisi e Francesco Cito con l’intensità musicale del pianista e compositore Davide Ferro, che nella serata inaugurale di mercoledì 23 luglio si esibirà in un concerto live per dare voce e respiro alle emozioni evocate dalle opere esposte. I brani musicali composti possono essere sempre ascoltati dal pubblico anche dal proprio smartphone, grazie ai QR code anche lungo il percorso della mostra.

«Le loro opere – si legge nella presentazione della mostra – si alternano come voci diverse di un’unica sinfonia visiva, componendo un autentico romanzo per immagini con uno sguardo poetico, talvolta ironico e altre volte disilluso, per una rilettura originale, contemporanea e suggestiva del matrimonio».

Le fotografie di Franco Carlisi vengono dal progetto “Il Valzer di un giorno”, che esplora il tema del matrimonio in una Sicilia lontana dai cliché. Le sue immagini, visivamente potenti e quasi barocche per intensità e ricchezza di dettagli, fissano frammenti di vita autentici: un abbraccio improvviso, uno sguardo rubato, una lacrima, la commozione di un genitore. La selezione fotografica di Francesco Cito proviene dal progetto “Matrimoni Napoletani” lontano dalla tradizione della fotografia di matrimonio. Con uno sguardo critico e riflessivo, Cito esplora le dinamiche sociali del matrimonio, raccontandole con un approccio che sfida le rappresentazioni più tradizionali.

Qui loro si amarono. La mostra Due cuori e una capanna comprende 26 scatti con cui Daniele Ratti ha esplorato e documentato l’architettura e le abitazioni che sono state il teatro di grandi storie d’amore. A cura di Benedetta Donato la mostra è alle Gallerie d’Italia - Napoli fino al 14 settembre 2025. È una scoperta di storie nascoste che le abitazioni hanno custodito per rivelarle attraverso le fotografie da guardare con spirito di condivisione piuttosto che da voyeur. Tra queste è la villa E-1027 progettata e realizzata nel 1926 dall’architetta e designer Eileen Gray per sé e per Jean Badovici, architetto e editore di L'Architecture vivante, rivista avant-garde di architettura tra le più importanti dell'epoca. La villa, una delle icone del modernismo europeo ha nome E-1027. È un codice: E sta per Eileen, 10 per la J di Jean, 2 per la B di Badovici, 7 per la G di Gray.

 

In home page: Mario Cresci, Vedere attraverso, Pisa, 1997 GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Courtesy Fondazione Torino Musei. Dalla mostra Sugestiones de Italia all’Istituto Italiano di Cultura a Madrid

Data di pubblicazione: luglio-settembre 2025
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