Editoriale
Gennaio - Marzo 2026, Anno XX, N. 128
Ezio Rotamartir
Sembra ieri che si presentavano le carte per ottenere l'iscrizione della Testata al Tribunale di Milano. Era una giornata d'autunno e si erano già buttate le basi per un nuovo periodico che si occupasse, principalmente, di fotografia, esplicitata in tutte le sue forme, oltre che di attualità e di cultura. Oggi siamo qui felici a festeggiare i nostri vent'anni di pubblicazione...

Si fa presto a dire vent'anni: praticamente una vita di una giovane persona che muove ora consapevolmente e responsabilmente i suoi passi in un mondo che, all'inizio di quest'avventura, le era completamente oscuro. Così per questo mondo bistrattato della fotografia, grande arte spesso dimenticata e relegata a fenomeno di seconda serie.
Oggi è tutto un fare foto per i social (che in quegli anni stavano venendo alla luce con il solo Facebook) mentre allora c'era ancora grande fermento intorno al mondo delle fotocamere digitali che stavano conquistando a mani basse il mercato attraverso modelli finalmente validi che, nelle mani esperte dei professionisti, raggiungevano livelli di altissima qualità. Ricordiamoci che allora i primi veri sensori full frame 35mm potevano catturare immagini intorno ai 13/14 megapixel e le fotocamere più "spinte" raggiungevano raffiche intorno ai 4/5 fotogrammi al secondo. Le schede di memoria, tipicamente nel formato SD, avevano capacità dai 32 ai 128 MB al punto che molti utilizzatori non professionisti preferivano scattare in formato JPEG anziché in RAW perché quest'ultimo occupava molta più memoria.
Le cose sono cambiate in fretta e, non sempre, in meglio. Il mercato si è andato via via riducendo proprio a causa della diffusione planetaria del cellulari costringendo le case produttrici a ridurre gli investimenti sulla ricerca e sulla produzione di nuovi modelli. A quel tempo c'erano linee di prodotto per tutti gusti e per tutte le tasche: dalle compatte alle bridge, dalle reflex amatoriali di prima fascia alle semi-pro per toccare la cima con le (quasi sempre) inarrivabili fotocamere per professionisti. A un certo punto le compatte bridge sono scomparse, uccise dalle sempre più crescenti capacità di ripresa degli smartphone. A seguire è stato il mondo delle reflex che, con l'avvento delle mirrorless, hanno visto erodersi giorno dopo giorno la loro presenza sul mercato. Le principali case hanno rinunciato quasi completamente alle fotocamere SLR sviluppando solo la gamma delle mirrorless ma in alcuni casi, davvero pochi, mantenendo a listino anche le reflex top di gamma, ora solo un ricordo per tutti.
Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito anche al rifiorire del mercato delle macchine fotografiche analogiche, soprattutto da parte dell'utenza più giovane che, oltre a voler riscoprire il fascino della fotografia in pellicola, guardava con simpatia l'aspetto economico di questi oggetti: con poche centinaia di euro si potevano acquistare infatti delle stupende e gloriose macchine fotografiche dei marchi più conosciuti (Canon, Nikon e Contax per citarne alcuni) un tempo in mano a professionisti che hanno fatto la storia della fotografia.
Oggi, dopo vent'anni, siamo alle prese con un mercato decisamente viziato da costi proibitivi con prodotti, a volte non proprio fantastici, che costano cifre quasi inavvicinabili per l'utente medio o addirittura medio alto. Tutto è iniziato con il periodo Covid e post-Covid dove si lamentava una carenza di componenti che faceva ritardare la produzione e che giustificava quindi, con la scarsità di prodotto, gli aumenti di prezzo che, però, nel corso degli anni seguenti non si sono mai ridotti. Si può facilmente immaginare perché l'appassionato che voglia fare il salto di qualità passando dallo smartphone a una mirrorless primo prezzo si senta frenato nello spendere dai 600 agli 800 euro per una fotocamera plasticosa che fa finta di essere un vero strumento di ripresa non potendo prendere in considerazione modelli che, per avere un senso, costano dalle due alle quattro volte di più: e parliamo di solo corpo.
Ma ci sono anche capitoli molto belli nella storia ventennale di osservatoriodigitale. Sono tantissimi i fotografi di cui si è parlato in queste pagine e molti sono diventati amici che hanno collaborato e scritto pagine di grande interesse che, grazie ai nostri archivi sempre in linea, possono essere letti in qualsiasi momento. Tanti modelli provati e analizzati, tante rubriche di apparente contorno che, invece, hanno costituito l'ossatura principale del nostro giornale. A tutti loro va il più sentito grazie da parte di tutta la Redazione.
Infine un grazie a voi, amati lettori, che ci seguite e ci scrivete con costanza, con le vostre critiche costruttive e i vostri suggerimenti: a volte siamo riusciti ad accontentarvi mentre altre no.
Ci scuserete per questo però sappiate che ci abbiamo sempre messo il massimo del nostro impegno.
Buon ventesimo compleanno osservatoriodigitale!
Arrivederci e buona lettura,
Ezio Rotamartir
