Raining Stars With A Splash Of Satellite – ©Terry Marshall 2016

Ecco archiviato anche il decimo anniversario di osservatoriodigitale. Adesso ci dobbiamo concentrare ancora di più per raggiungere nuovi obiettivi e, il primo, già lo vedrete con il numero di Febbraio 2017. Non vi anticipo nulla perché la sorpresa sarà grande e, lo speriamo tutti qui in redazione, davvero gradita: infatti se ne parlerà pubblicamente solo a cose fatte, so che non ce ne vorrete. E poi come potreste, dopo un decennio insieme, dieci anni passati a parlare di fotografia sotto ogni aspetto, dal tecnico al tecnologico, dal culturale al culto vero e proprio, senza tralasciare indagini e ricerche di mercato che hanno interessato molto anche gli addetti ai lavori, intesi come operatori del settore?

Forse non è il caso di continuare a lamentarsi come molti fanno dalle pagine dei social o dai trade magazine dove tutto quello che riescono a fare è invocare margini più alti sui prodotti venduti oppure dare la colpa a internet (e ai suoi mezzi) di ogni nefandezza stia accadendo. Non voglio fare di tutta un'erba un fascio, come si suol dire, ma qualcuno di voi è stato recentemente in un negozio di fotografia (laddove lo abbia trovato)? E quale è stata la reazione?

Ripeto lungi da me la facile generalizzazione o la montata populista perché ci sono, ve lo posso assicurare che ci sono, dei commercianti che attraverso il loro negozio trasmettono agli avventori la loro passione, anche quando si entra solamente per una richiesta o per comprare un kit di pulizia da pochi Euro. Vivaddio che queste persone esistono ma, per contro, c'è tutto un esercito di battitori stanchi che farebbero bene a chiudere i battenti oppure a passare la mano: spesso questo avviene nelle grandi città dove è facile dare la colpa ai grandi centri commerciali (dove un buon fotografo MAI si sognerebbe di andare a fare acquisti poiché il livello di preparazione degli addetti è pari alla moltiplicazione di zero per qualsiasi numero, fosse pure fattoriale) senza però rendersi conto che si è smesso da tempo di offrire qualsiasi forma di servizio a colui che, nonostante tutto, si ostina a entrare in quell'esercizio commerciale. Ho fatto un test, qui a Milano. Dopo aver dato uno sguardo a ciò che c'era in vetrina (poca roba) sono entrato e ho cominciato a gironzolare in negozio. Dopo circa cinque minuti che mi gurdavo intorno senza ricevere la minima attenzione ho girato i tacchi e sono uscito. Questo è avvenuto questo mese per tre volte nello stesso negozio (dove per una vita ho comperato attrezzatura fotografica, stampato fotografie, sviluppato negativi o invertito diapositive) e per altre tre volte in negozi differenti. Particolarmente impegnati per i troppi avventori? No, solo gente demotivata dietro il banco a farsi bellamente gli affari propri.
Sconcertante.

La soluzione qual è? Smetterla di pensare che siano ancora gli anni '70 o '80 (ma sì, potremmo anche aggiungere il decennio successivo) e che le vendite avvengono in modo istintivo cioè spinte dal momento favorevole di mercato che induce il signor nessuno a recarsi in un negozio e procedere all'acquisto di una macchina fotografica o magari un intero corredo, un'ottica nuova, un cavalletto e così via, il tutto a cuor leggero, sostenuto da un'economia che non c'è più con una leggerezza d'animo che abbiamo perso da circa vent'anni.

Oggi siamo tutti molto bene informati (tranne casi rarissimi dei quali non stiamo nemmeno a parlare) e abbiamo a portata di click la possibilità di vedere che cosa il mondo ha da offrirci. Posso scegliere di acquistare qualcosa sotto casa, pagandolo anche di più rispetto all'online, proprio perché ritengo che il rapporto umano venditore-cliente valga sempre quel margine di differenza ma, se questo non viene né dato né proposto allora perché spendere di più?

Capisco bene chi si trova a vivere in zone dove non c'è praticamente null'altro che la rivendita di beni di prima necessità ma trovo incomprensibile che in una grande città ci si debba per forza rivolgere alla vendita online perché non c'è alternativa.

Il trade rappresenta una forza motrice di ogni settore merceologico e, il nostro, non fa certo differenza. Troviamo quindi un punto di raccordo con chi deve e vuole acquistare ma senza ricorrere sempre, solo ed esclusivamente all'amo delle offerte precottte dalle aziende costruttrici o dai distributori, rispolveriamo la buona vecchia e sana iniziativa imprenditoriale e tentiamo di risalire la china, una volta per tutte.

La mia mail la conoscono tutti e aspetto con ansia e gioia le repliche (e le proposte) dei nostri amati negozianti che, temo, non arriveranno mai.

Un'ultima, purtroppo spiacevole, notizia. È mancato nei giorni scorsi Howard Bingham, fotografo americano che è stato il fotografo di un altro grande, Muhammed Ali. Eccezionalmente pubblichiamo una seconda foto in questo editoriale, dove li vede insieme, nel 1974 nello Zaire (Ex Congo Belga), dove Ali stava per difendere il titolo mondiale dei massimi.

Ali and Howard in Zaire, 1974 © Howard Bingham

Buon Natale e buon anno nuovo a tutti e arrivederci a febbraio!

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