Finite le vacanze siamo in procinto di visitare l'evento fotografico dell'anno, almeno dal punto di vista commerciale e di mercato: Photokina 2016. Teoricamente si tratta di una delle manifestazioni fieristiche più grandi e famose del mondo anche se, in effetti, rappresenta un vero e proprio happening di fotografia entro il quale vi sono, oltre agli stand veri e propri, dimostrazioni, show e prove pratiche di tutto quanto concerne la fotografia nel senso più proprio del termine. Ne saprete di più visitando Fotoguida.it per una serie di aggiornamenti quotidiani e, come di consuetudine, nel prossimo numero di osservatoriodigitale.

Non cambiano invece i miei pensieri a proposito di alcuni atteggiamenti che ho visto, sia su alcuni organi di stampa sia nella vita di tutti i giorni, proprio nel mese appena trascorso, dedicato a riposo e riflessioni. Quello che proprio non riesco a capire e di cui non riesco a farmi una ragione è l'assenza di sensibilità nei confronti del "bello" che ci circonda: sembra infatti che si faccia di tutto per cadere nell'ovvio e nel banale, soprattutto quando si parla di fotografia. Oggi, lo sappiamo, l'arte di scrivere con la luce è diventata una passione mainstream, qualcosa di uso comune, un'arte che ha – purtroppo – abbassato la soglia d'ingresso fino al punto più basso possibile, là dove volano le formiche, non le aquile, quelle che hanno fatto del proprio smartphone quasi un'arma impropria, uno strumento diabolico capace di ritrarre luoghi magnifici e persone graziose trasformando il tutto in immagini oscene, prive di gusto e di qualsiasi regola scritta e non. Da quando esiste il mondo e le sue manifestazioni artistiche nessuno si è mai aspettato che il volgo esprimesse il meglio di sé ma quello che impressiona è la cattiva qualità che riescono a esprimere coloro i quali si definiscono "professionisti" dell'immagine e della parola. Mi è capitato più e più volte, durante l'estate appunto, di imbattermi in orrende espressioni visive che cercavano di attirare la mia attenzione verso improbabili mostre fotografiche dove andavano in scena altre improbabili fotografie scattate da questo o quel sedicente artista. Continuo a sostenere che oggigiorno l'offerta sia decisamente superiore alla richiesta del mercato, soprattutto quello dei contenuti artistici. Vedo troppo mercimonio da parte di tanti "colleghi" che spacciano – buon per loro che ci riescono e forse si arricchiscono – porcherie ma doc, schifezze omologate che tanto piacciono a pubblico e critica.

Non vuole essere la mia una battaglia verso la purezza (chi ancora ce l'ha scagli la prima pietra) ma un invito a riconsiderare l'ispessimento del bronzo che ricopre la faccia di tanti, molti dei quali ci sorridono quotidianamente anche dalle loro pagine social, ovviamente seguitissime.

Con l'augurio di una buona lettura di questo numero, che si apre con la bella foto della nostra Camilla Ferrari appena tornata dal centro Africa, aspetto i vostri commenti alla provocazione lanciata.
Arrivederci a ottobre!

 



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