
Taccuino
Viaggio breve, grandi racconti con fil rouge la fotografia
Valeria Prina
Da Milano a Torino. Il viaggio, piuttosto breve, offre però l’occasione di grandi scoperte attraverso quattro grandi mostre fotografiche, diventando un grande viaggio tutto da scoprire.
La prima scoperta riguarda proprio la fotografia. A Milano al Mudec “100 fotografie per ereditare il Mondo” racconta l’evoluzione della fotografia negli anni, in parallelo con il mutare della Storia, ma anche del modo di concepire quanto ci circonda. Che con i cambiamenti climatici sta vivendo grandi difficoltà. Ed è proprio quanto si scopre a Torino con l’antologica di Nick Brandt dal titolo “The Day May Break”. La luce alla fine del giorno” alle Gallerie d’Italia Torino. C’è però un elemento che accomuna le civiltà, pur con inevitabili differenze. È il pane, protagonista della mostra “Sacred Bread” alla Fabbrica del Vapore a Milano, con cui Stefano Torrione con le sue foto racconta il pane come simbolo universale, che unisce le tre grandi religioni monoteistiche e funge da ponte tra culture diverse. Il pane è il risultato di artigianalità, quando il sapere umano è artefice di un prodotto destinato a tutti. Così il nostro ipotetico viaggio con il fil rouge della fotografia ci porta ai sentimenti, alle emozioni umane. Ed è proprio questo che racconta “Replaced”, esposta alle Gallerie d’Italia Torino. Con le sue foto Diana Markosian parla della fine di un rapporto d’amore, quando i luoghi che si frequentavano insieme diventano motivo di ricordo doloroso.
Da Milano a Torino e ritorno. È un viaggio breve, ma che attraverso le fotografie porta ben più lontano: da una visione del mondo, con mutazioni e cambiamenti ad altri cambiamenti che riguardano la sfera strettamente personale. Buon viaggio fotografico, dunque.

1 - A Milano al Mudec "100 fotografie per ereditare il Mondo" fino al 28 giugno 2026. Un viaggio nella storia degli ultimi secoli attraverso la fotografia è quanto propone la mostra curata da Denis Curti prodotta da 24 ORE Cultura e sostenuta da Zurich. È suddivisa in varie sezioni che seguono l’evoluzione della fotografia. Queste le sezioni previste:
I sezione. Le origini: Dalla "società senza immagini" (dagherrotipi e ferrotipi) alla nascita della fotografia come strumento sociale e familiare.
II sezione. Modernità e Finzione: Il passaggio dalla mera registrazione della realtà alla sperimentazione formale e linguistica.
III sezione. La "Finestra" sul mondo: La fotografia come documento storico (le guerre, lo sbarco sulla Luna, i grandi eventi del XX secolo).
IV sezione. Lo "Specchio" dell'anima: L'indagine interiore, il diario personale, l'identità e l'autorappresentazione.
V sezione. L'Evocazione: L'uso della metafora e della finzione per reinventare il reale attraverso simboli e allestimenti.
VI sezione. La Bussola per il domani: Uno sguardo al XXI secolo, dove il post-digitale affronta temi cruciali come questioni di genere, migrazioni, crisi climatica e multiculturalità.

2 - A Torino. The Day May Break. La luce alla fine del giorno alle Gallerie d’Italia Torino fino al 6 settembre 2026. Con l’antologica di Nick Brandt il confine tra estetica e denuncia si fa sottile. La mostra per la prima volta riunisce integralmente i quattro capitoli di un’odissea fotografica iniziata nel 2020. Curata da Arianna Rinaldo è un viaggio immersivo in 63 scatti di grande formato, dove la bellezza formale non è un fine, ma un’arma per risvegliare le coscienze sulla crisi ambientale. persone e animali sono ritratti nello stesso fotogramma, senza fotomontaggi, in scene costruite con rigore che ha richiesto mesi di preparazione e attesa del momento perfetto.
Dalle nebbie dei santuari in Kenya e Zimbabwe (Capitolo 1) alle terre ferite della Bolivia (Capitolo 2), l'obiettivo di Nick Brandt cattura una «dignità condivisa». Uomini e creature selvatiche, entrambi profughi ambientali colpiti da siccità o bracconaggio, emergono dal fumo e dalla polvere come reduci di una battaglia, che non hanno scelto di combattere. Nel terzo capitolo, "Sink / Rise", ambientato nelle isole Fiji, Nick Brandt sceglie la via del surrealismo tragico raccontando fotograficamente un futuro in cui l'innalzamento degli oceani inghiottirà intere civiltà. Così i protagonisti sono ritratti sott'acqua mentre compiono gesti quotidiani. L'inedito quarto capitolo, "The Echo of Our Voices", commissionato da Intesa Sanpaolo è stato realizzato in Giordania, focalizzato sulle famiglie di rifugiati siriani. In un deserto che simboleggia la scarsità idrica globale, le immagini di Nick Brandt celebrano la resilienza umana e la speranza di un domani possibile.

3 - A Milano. Sacred Bread di Stefano Torrione alla Fabbrica del Vapore (Spazio Messina) dal 7 maggio al 28 giugno 2026. Attraverso 77 foto in bianco e nero realizzate durante 16 tappe tra Europa, Africa e Medio Oriente Stefano Torrione racconta il pane come simbolo universale che unisce le tre grandi religioni monoteistiche e funge da ponte tra culture diverse. In un'epoca segnata da tensioni internazionali, la mostra rilancia il messaggio dello scrittore Erri De Luca: "Il pane è un trattato di pace". insieme è un recupero di saperi artigianali e rituali millenari che resistono all'incombere della modernità.
Ispirato dall'opera di Predrag Matvejević, il fotografo ed etnografo Stefano Torrione ha attraversato il bacino del Mediterraneo seguendo le "rotte ancestrali" del nutrimento: dalla Mesopotamia al Marocco, dalla Grecia alla Turchia – dove è stato rinvenuto il reperto di pane più antico mai scoperto – fino alle tappe italiane in Sardegna, Sicilia e Puglia.

4 - A Torino. Diana Markosian. Replaced alle Gallerie d’Italia fino al 6 settembre 2026. Che cosa resta di un luogo quando il partner con cui lo condividevamo inizia a frequentarlo con qualcun altro? È da questo interrogativo che prende vita "Diana Markosian. Replaced", la nuova mostra ospitata dalle Gallerie d’Italia – Torino. L’artista americana di origine armena, classe 1989, affronta in questo progetto la "dislocazione emotiva" che segue la fine di un legame. Il titolo, Replaced (Sostituito), evoca il dolore silenzioso di vedersi rimpiazzati non solo nel cuore di una persona, ma anche nei gesti e nei ricordi. Attraverso un’operazione artistica audace, Markosian ha ingaggiato un attore per ricostruire scene del proprio passato: momenti di tenerezza si alternano a frammenti di rottura, in un confine labile tra realtà e messa in scena. La mostra affianca alle fotografie un film inedito. Utilizzando lo split-screen (schermo diviso) e giustapposizioni drammatiche, il video amplia la narrazione fotografica, proiettando lo spettatore nel terreno instabile della memoria, dove il desiderio spesso modifica o abbellisce ciò che è stato.
Data di pubblicazione: aprile-giugno 2026
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