Editoriale

Aprile - Giugno 2026, Anno XX, N. 129

Ezio Rotamartir

Un momento storico difficile da "fotografare", sotto ogni punto di vista. Gli accadimenti vicini e lontani ci lasciano spesso (se non sempre) a bocca aperta con la voglia di chiudere gli occhi e pensare di scomparire, cercando un possibile angolo segreto in cui rintanarsi e non pensare più a niente. Purtroppo, lo sappiamo bene, non è possibile e allora cerchiamo di mettere a fuoco il meglio che si può.

Caos dentro e fuori di noi, per osservatorio digitale n.o 129

Dalle notizie che leggiamo sui giornali o che riceviamo dalla televisione (o, ancora, dai social) quotidianamente, sembra che dal mondo non ci sia una via di fuga. Appare sempre più ostico trovare un orizzonte di serenità, fosse anche solo interiore, a causa di tutto ciò che avviene e che sembra travolgere le coscienze comuni. Quello che mi preoccupa è la crescente espressione di possesso della verità che alberga in molti di noi. Sembra che la capacità di critica stia scomparendo ogni giorno di più, lasciando spazio solo alle fazioni che dichiarano di avere la verità rivelata in tasca, sempre pronta da essere sfoderata e mostrata a coloro i quali sembrano non capire. Se poi non si vuole capire allora ti può arrivare anche una sprangata o una scarica di calci e pugni che ti asciano per terra in fin di vita.

Ma come? io negli anni di piombo c'ero e, insieme a molti come me, ho vissuto un'epoca difficile, dove il sociale era spesso travisato e le divisioni tra il bianco (in quel caso il rosso) e il nero apparivano decise, marcate, indissolubili. Non si poteva più uscire la sera, si aveva paura ad avventurarsi in quartieri che non fossero considerati più che sicuri: le grandi città sembravano davvero vivere in una sorta di monocromaticità senza sfumature. Eppure anche allora la maggioranza (silenziosa) delle persone era sbigottita dagli eventi, alla ricerca di una soluzione che non le era dato di trovare da sola.

Oggi, a distanza di mezzo secolo, sembra che la storia si ripeta senza se e senza ma. Come al solito non abbiamo imparato nulla da quello che è stato. Vedo e sento intolleranza, violenza e tanta, tanta ignoranza.
Non è possibile non riuscire più a guardare oltre il proprio naso ma affidarsi ai trend sui social per farsi convincere da un'idea che, molte volte, oltre che sbagliata è anche velenosa.
Si parla dei ragazzi che, indifesi per la poca esperienza, si trovano intrappolati in situazioni scomode o addirittura pericolose. Ok ma quando si tratta di adulti senzienti e più che maturi, che dire?

Trovo inutile sprecare fiato a parlare con gente che ha messo il paraocchi e confonde il libero pensiero con una forma di sovversiva ostilità: sinceramente trovo che oggi si sia perso il filo della ragione, anche quando si parla dei temi più semplici, come i rapporti umani, la scuola, il rapporto con le Istituzioni. Basterebbe ritrovare un po' di senso civico, di educazione, di rispetto per l'opinione degli altri.
Ma probabilmente stiamo attraversando una fase di regressione del genere umano – a partire da molti capi di Stato che danno un esempio squallido – una fase in cui stiamo cercando di trasformarci in minus habens per fare felice chissà chi.

È tempo di prendere in mano il tessuto più pregiato e pulito che abbiamo per pulire a fondo le nostre "ottiche" perché, probabilmente, il tempo le ha offuscate depositandoci sopra uno spesso strato di polvere e sporco.
È tempo di vederci di nuovo chiaramente. Facciamolo da subito.

Come sempre buona lettura con osservatoriodigitale!

Arrivederci al prossimo numero,

Ezio Rotamartir

 

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