Editoriale

Settembre - Ottobre 2020, Anno XIV, N. 106

Ezio Rotamartir

Con estrema calma e scioltezza ci ritroviamo insieme per questo numero autunnale. Tanta acqua è passata sotto i ponti estivi della fotografia e qualcosa, si dice, sembrerebbe essere cambiato...

Autunno ©Erik Colombo per osservatoriodigitale n.o 106 di settembre-ottobre 2020
Carissimi lettori di osservatoriodigitale eccoci di nuovo nel periodo più bello (forse questo è un po' troppo di parte) dell'anno, diciamo che è almeno il più interessante: l'autunno carico di colori saturi e contrastanti, di cieli ancora colorati anche in città, prima che diventino plumbei e l'oscurità del ritorno all'ora solare ci affligga anzitempo.
Il ritorno alla normalità e alla quotidianità ci avrebbe sicuramente fatto piacere e aiutato a darci quella spinta morale e fisica della quale sicuramente abbiamo tutti bisogno: al contrario, tra una norma anti Covid e una restrizione, il Paese combatte con l'idea di una recrudescenza della pandemia e tutte le sue possibili e malefiche conseguenze.

È ricominciata la scuola (davvero davvero?) con i suoi fantomatici banchi a rotelle, un appuntamento che da sempre ha significato il ritorno alla normalità, alla vita di tutti i giorni mentre ora stiamo ancora cercando di capire quali conseguenze porterà lo studio "in presenza" oppure "a distanza" che soloni e professoroni del Ministero stanno ancora cercando di chiarirsi le idee.
D'altra parte che cosa aspettarsi in un Paese dove spesso le titolari dei dicasteri avevano più gambe che cervello? Per non parlare dei loro colleghi del cosiddetto sesso forte: spesso una massa di imbecilli che sembra nessuno abbia eletto. Per non parlare del popolo che sono destinati a governare, una massa di esseri viventi che approvano una legge di 38 pagine fitte fitte, piene di insidie, leggendo (forse) le quattro righe del quesito referendario oppure solo perché consigliati da un abbronzato venditore di bibite allo stadio...

Tutto questo, di pari passo, fa il paio con chi vive e conduce le aziende del mondo fotografico: allo stesso modo ci domandiamo come mai certi marchi soffrano più di altri invece di prosperare come avviene altrove. La risposta, almeno noi giornalisti del settore, ce l'abbiamo sotto gli occhi quando veniamo invitati ad alcune presentazioni o eventi: l'apparire fa bella mostra di sé e sfoggiare un bel tatuaggio o una tartaruga addominale oggi corrisponde a un titolo di studio di ieri, la melliflua affettazione di tanti manager – soprattutto nei confronti di molti influencer – ha sostituito il bagaglio esperienziale dei loro colleghi precedenti. Insomma ci sarebbe da sforzarsi per non farsi cadere le braccia momento dopo momento.
Potremmo continuare parlando anche di molti sedicenti "professionisti" da social che imperversano a destra e a manca senza aver mai prodotto una foto, se non memorabile, diciamo almeno degna di nota. Ma non importa, tirèmm innanz, andiamo avanti, come disse Amatore Sciesa, patriota milanese passando sotto casa, all’ufficiale austriaco che gli prometteva salva la vita qualora avesse rivelato i nomi dei suoi complici.

Nonostante tutte queste "disgrazie italiote" giungono voci di una moderata ma interessante ripresa del mercato, quasi a un augurio di riuscire a vedere la luce in fondo al tunnel. Da segnalare una vera e propria impennata nelle contrattazioni di materiale usato, non solo tra privati ma proprio a cura di commercianti che vedono nelle "seconde mani" lucrose fonti di guadagno. Anche a questo proposito cercate di non farvi buggerare...
Comunque, per quanto riguarda una possibile e consistente ripresa, ce lo auguriamo di cuore perché questo mercato è fatto di tanta brave gente che ci mette ancora l'anima in quello che fa – a dispetto dei tanti minus habens – e che meritano un po' di fortuna e che il sole illumini di nuovo i loro poveri campi a lungo inutilmente seminati.

Arrivederci e buona lettura,

Ezio Rotamartir

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