Editoriale

Maggio 2017, Anno XI, Numero 4

Ezio Rotamartir

Ci sono vari modi di intendere la fotografia e, questo, è un dato oggettivo tuttavia ci sono interpretazioni che, tolte dal loro contesto, fanno balzare sulla sedia. È il caso di un'affermazione di Settimio Benedusi, noto e conosciutissimo fotografo professionista che sostiene la fotografia sia reale solo quando trovi un pagamento al termine del suo processo di vita...

Ci sono vari modi di intendere la fotografia e, questo, è un dato oggettivo tuttavia ci sono interpretazioni che, tolte dal loro contesto, fanno balzare sulla sedia. È il caso di un'affermazione di Settimio Benedusi, noto e conosciutissimo fotografo professionista che sostiene la fotografia sia reale solo quando trovi un pagamento al termine del suo processo di vita. Lo strillo si trova in rete, a proposito di un incontro con il noto professionista, nel quale si parlava del lavoro di fotografo e del giusto e corretto percorso che, quel lavoro, debba compiere per sentirsi realizzato.

Detto così, invece, sembrava quasi che tutti noi, comuni fotografi, dovessimo sentirci degli imbecilli solo perché amiamo fotografare per il mero piacere personale. Potere della comunicazione social (e non solo) sbagliata e onnivora, se non addirittura faziosa. Perché sia sbagliata è palese mentre è onnivora perché, con le sue fauci cariche di ignoranza batterica, riesce a nutrirsi sempre più di menti svogliate e poco reattive, incapaci o inermi davanti a notizie o semplici affermazioni che le colpiscono dal web.

Spesso la frase a effetto viene proprio cercata affinché faccia presa su chi legge (è la storia del marketing e della pubblicità), catturandone l'attenzione, però poi dovrebbe dare tutta una serie di informazioni sulla notizia da renderla tale: altrimenti è chiacchiera da bar.

Questa è anche la stagione di nuove mostre e di occasioni per farsi leggere il portfolio: ricordate che non tutto ciò che cresce spontaneamente è meraviglia della natura, così allo stesso modo fate grande attenzione a ciò che vi viene proposto, soprattutto se vi chiedono anche dei denari per avere l'opinione di qualcuno che, spesso, è famoso solo nel proprio condominio o ha le competenze fotografiche di un salumiere della bassa padana.

Nel frattempo, quindi, il piccolo (e gratuito) suggerimento è quello di studiare, di applicarsi, di cercare di capire che cosa hanno fatto i "grandi" maestri per imparare di più per noi stessi, senza la smania di sentirsi dire che siete i novelli Newton, Berengo Gardin o Benedusi.
Qualora lo diventaste, state certi, sareste i primi a saperlo senza bisogno di passare attraverso forche caudine di giurie spesso composte da personaggi ambigui magari dall'umore guastato da una fastidiosa sindrome premestruale.

Fotografate gente, fotografate che è quello che conta.