Editoriale

Luglio/Agosto 2017, Anno XI, Numero 6

Ezio Rotamartir

È arrivato di nuovo il momento di pensare seriamente alle vacanze con l'opportunità di poterci dedicare, finalmente e come sempre, a pieno alla nostra amata fotografia. Ma sorge spontaneo un dubbio: avremo imparato davvero tutto quello che abbiamo letto e studiato nei mesi passati così da tornare dalle vacanze con un bagaglio di fotografie incredibili? Probabilmente no. Vediamo di capire il perché.

È arrivato di nuovo il momento di pensare seriamente alle vacanze con l'opportunità di poterci dedicare, finalmente e come sempre, a pieno alla nostra amata fotografia. Ma sorge spontaneo un dubbio: avremo imparato davvero tutto quello che abbiamo letto e studiato nei mesi passati così da tornare dalle vacanze con un bagaglio di fotografie incredibili? Probabilmente no. Vediamo di capire il perché.

Spesso ognuno di noi viene attratto da qualcosa di particolare guardando un'immagine, sulla rete o sulla carta stampata o, ancora, visitando una mostra; l'istinto è quello di cercare di emulare quell'effetto o quel taglio di luce che tanto ci è piaciuto e allora via, di corsa a casa e in fretta a ceercare su google come si fa una certa cosa. Fino a qui, niente di male perché i problemi vengono dopo. L'altra tendenza è quella di accumulare nozioni senza tuttavia fare scorta di "comprensione": vediamo di capirci. L'accumulare conoscenza è una cosa ben diversa dall'aver capito che cosa sta dietro a un effetto, quali siano le cause che davvero perrmettano a un'immagine (perché pqarliamo di fotografia ma il concetto è applicabile a tutto il campo dello scibile) di realizzarsi in quel modo.

I giovani fotografi tendono spesso a bypassare ogni problema o ostacolo si ponga tra loro e l'obiettivo finale proprio servendosi dell'infinita conoscenza che la rete mette a disposizione. I loro colleghi più attempati tendono invece a restare sulle posizioni che hanno appreso nel tempo e fidarsi di quelle, qualunque sia il modo e il tempo in cui si deve scattare. Ma il mondo cambia, inteso anche come strumenti a disposizione e, spesso, quello che andava bene con l'analogico zoppica un po' con il digitale: perché?

Siamo letteralmente sopraffatti da informazioni al punto che non riusciremmo a servircene in tutta una vita quindi è giunta l'ora di rendersene conto e correre ai ripari: passare dalla teoria alla pratica, provando provando e provando, ogni volta cercanco però di capire che cosa sta succedendo tra noi e l'immagine che abbiamo scattato. Passare alla pratica è qualcosa che gioverà immensamente alla qualità delle nostre fotografie ma anche alla stima che avremo di noi stessi come fotografi, capaci davvero di controllare la tecnica a nostro piacere.

I giovani si troveranno a saper utilizzare questa o quella modalità anche senza l'ausilio dei motori di ricerca e delle istruzioni passo a passo mentre i fotografi più avanti con gli anni avranno modo di scoprire quanto c'è ancora da imparare, giorno dopo giorno.

Mi piace citare un novello fotografo che ha scattato qualche immagine divenuta famosa, Ansel Adams, che una volta ha detto che "la parte più importante di una fotocamera si trova nei trenta centimetri che stanno dietro al mirino".

Della serie abbiamo una testa, allora usiamola. Non rincorriamo attrezzature nuove e fantacorpi macchina sperando che la nostra abilità di fotografi aumenti a dismisura. Internet, libri, riviste patinate sono utili e interessanti ma la buona vecchia pratica non la batte mai nessuno.

Arrivederci a settembre e, da tutti noi, l'augurio di trascorrere buone vacanze!