Through My Eyes

L'importanza della composizione

Erik Colombo

Comporre non significa solamente posizionare la fotocamera su un cavalletto, seguire una regola canonizzata e premere il tasto di scatto. Comporre significa raccontare a chi guarderà quella fotografia tutto quello che hai provato durante lo scatto, significa che ogni centimetro è importante, ogni elemento che decidi di includere ha un peso strutturale ed emotivo, oltre che puramente estetico. Ogni scelta sul campo rifletterà non solo le tue conoscenze tecniche, ma anche il tuo stato d’animo.

©Erik Colombo 2019 - Cascata Islanda

Benvenuti o bentornati nella rubrica Trough my Eyes, oggi vorrei parlarvi dell’argomento forse più importante, a mio avviso, in tutto l’ambito della fotografia: la composizione. Mi vorrei rifare a un grande fotografo prima di iniziare questa riflessione.

 “Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato”
― Ansel Adams

“Perché parli ancora di composizione in un’era digitale, dove la post produzione ne fa da padrona?” Questa è la domanda che sempre più spesso mi viene rivolta dalla maggior parte delle persone e, in questo articolo, voglio cercare di darvi una risposta, cari lettori.

Comporre non significa solamente posizionare la fotocamera su un cavalletto, seguire una regola canonizzata e premere il tasto di scatto. Comporre significa raccontare a chi guarderà quella fotografia tutto quello che hai provato durante lo scatto, significa che ogni centimetro è importante, ogni elemento che decidi di includere ha un peso strutturale ed emotivo, oltre che puramente estetico. Ogni scelta sul campo rifletterà non solo le tue conoscenze tecniche, ma anche il tuo stato d’animo.

Dopo questa piccola riflessione che spero abbiate apprezzato, mi dedicherei allo studio effettivo della composizione, partendo dalle basi. Esistono tante regole quando si compone ma quest’oggi ne prenderemo in analisi due, una per gli scatti in orizzontale e una per gli scatti in verticale, stiamo parlando della regola dei terzi e della regola dei triangoli.
Partendo in ordine, prenderei in esame questa immagine (Fotografia 1).

Questa fotografia è stata composta seguendo i canoni della regola dei terzi, ma vediamola nel dettaglio (Fotografia 2). Tracciamo due rette uscenti dal lato corto della nostra fotografia, parallele ed equidistanti tra loro, e due rette uscenti dal lato lungo della nostra fotografia, parallele ed equidistanti tra loro ma perpendicolari alle precedenti: otterremo così quattro intersezioni, che andremo a chiamare Punti di Interesse. Quale importanza ricoprono questi punti? Secondi studi effettuati, ogni elemento posto in prossimità di questi punti viene visto dal nostro occhio come piacevole e acquisisce carico strutturale, capirete bene che il corretto utilizzo di questi punti di interessi è come costruire una casa dal nulla, senza le adeguate fondamenta, tutto crollerà. È importante non caricare troppo la nostra fotografia, quindi non bisogna mai inserire quattro elementi principali nei nostri punti di interesse, ma ragionare sempre in maniera dispari: o soddisfiamo tre punti, oppure cerchiamo nel minimalismo di concentrare l’attenzione su un solo elemento nella scena, rischioso, ma spesso efficace. A differenza del nostro modo di leggere quotidiano, non analizziamo una fotografia dall’alto verso il basso, ma bensì dal basso verso l’alto, questo significa che ogni elemento nel nostro primo piano avrà un’importanza non solo estetica ma anche strutturale. Per questo motivo è sempre consigliabile non inserire mai due elementi nei due punti di interesse bassi, ma scegliere sempre uno di essi e posizionarlo a destra o a sinistra, in modo da creare un canale visivo che condurrà l’occhio del nostro osservatore a percorrere tutta la nostra fotografia, verso l’orizzonte. (Vedi Fotografia 2)

In questo scatto troviamo nel punto di interessa in basso a destra un iceberg, staccato dal ghiacciaio alle nostre spalle, trasportato dalle onde del mare sulla spiaggia che, invece, occupano il secondo punto di interesse in basso a sinistra: attraverso questo spazio apparentemente vuoto, l’occhio dell’osservatore è invitato a entrare nella scena, anche tramite la scelta di aspettare l’onda perfetta per creare questa linea guida curva. Proseguendo nell’analisi troviamo il terzo punto in alto a destra occupato da altri iceberg che, non influenzati dalle onde conferiscono stabilità alla scena, permettendoci di osservare l’alba sopra di essi. Adiacente ad esso, nel quarto ed ultimo punto di interesse troviamo invece la contrapposizione con la stabilità appena descritta: un’onda molto potente porta a riva altri iceberg che daranno nuova vita alla spiaggia. La contrapposizione tra questi due punti di interesse suscita curiosità nell’osservatore, inserendo del dinamismo in una fotografia, creando così un moto costante impresso in una realtà a due dimensioni.

L’orizzonte in questo caso gioca un ruolo fondamentale nella scelta della composizione, e va sempre posizionato su una delle due rette orizzontali, mai al centro, ma sempre in prossimità di esse, non siamo architetti tranquilli. Inserirlo nel terzo alto come nella fotografia garantisce al primo piano uno spazio di due terzi sul totale, quindi tutta l’attenzione dell’osservatore sarà rivolta ad esso, un’arma a doppio taglio ma è sempre la soluzione che preferisco, sapete perché? Il cielo è uguale ovunque, potete andare in Islanda per un mese, trovare pioggia, vento, acqua, sole o il tramonto più rosso della vostra vita, ma ricordate che quel cielo non ha niente di diverso dalle condizioni metereologiche che trovereste nella vostra città. Il primo piano è una caratteristica unica del luogo, il cielo è sempre un contorno. Non fatevi ingannare, la composizione è un tassello sopra a ogni condizione meteo, fatevi sempre questa domanda per capire se avete composto correttamente: “Se io togliessi il cielo a questa fotografia, sarebbe corretta? Oppure perderebbe importanza?” Se la risposta è si, sarebbe stabile ugualmente, allora complimenti, avete composto correttamente.

Quando parliamo di inquadrature verticali, invece, il discorso si complica. La regola dei terzi non può più essere utilizzata perché si fonda su dei criteri che non sarebbe possibile rispettare, quindi ci viene in aiuto un’altra regola compositiva: la regola dei triangoli.

Prendiamo in analisi questa fotografia, (Fotografia 3), ci troviamo a Ferrera di Varese, dove da poco ho terminato il mio workshop Magical Waterfalls come docente Canon Academy. Data l’impossibilità di inserire due elementi portanti sul lato corto inferiore della fotografia, per evitare una barriera visiva durante la lettura dell’immagine, applicheremo la regola dei triangoli, vediamola nel dettaglio. Tracciamo una diagonale maggiore (Fotografia 4), l’inclinazione di essa varia in base al peso compositivo e alle linee guida, in questo caso nascerà nel vertice in alto a sinistra per terminare in basso a destra. Adesso che abbiamo deciso la direzione della nostra composizione, dai due vertici uscenti, tracciamo delle rette perpendicolari alla nostra diagonale maggiore così da ottenere due punti di interesse che, a differenza della regola dei terzi dove non è necessario soddisfarli tutti e quattro, in questo caso sarà necessario riempire accuratamente le zone limitrofe a queste due aree. Analizzando la fotografia partendo dal basso, troviamo subito il primo punto di interesse, collocato in questa conca naturale formata da rocce e terrazzamenti. Dì per sé questo punto di interesse potrebbe risultare vuoto e senza nessun carico estetico, ma qui interviene la natura. Grazie all’utilizzo di un filtro ND Haida 64 e alle foglie rosso fuoco presenti sulla scena e trasportate dal torrente, ho deciso di catturare questo movimento esponendo a due secondi. Così facendo, l’intero percorso delle foglie trasportate dall’acqua è stato impresso sul sensore, catturando non la foglia intera ma la scia creata da essa, formando un interessante vortice di sfumature cremisi. L’altro punto di interesse è soddisfatto dal collocamento della cascata che, impattando sulle rocce, crea degli interessanti giochi d’acqua. La progressione naturale dell’osservatore nel percorrere la nostra fotografia è resa anche possibile dall’utilizzo di linee guida che concorrono verso il centro della scena: le rocce nella parte bassa creano delle diagonali dinamiche uscenti dai vertici verso il centro prospettico della scena, nei vertici altri troviamo la medesima situazione questa volta accentuate dalla pendenza delle pareti rocciose che portano verso la cascata.


Qui sorge spontanea la domanda, è più difficile comporre in verticale o in orizzontale? Non è più difficile, è solamente diverso. Come per le varie branche della fotografia, non è più difficile catturare un ghepardo in corsa piuttosto che un’aurora boreale, è solamente diverso. Quando si compone in orizzontale si tende ad accentuare la vastità del paesaggio davanti a noi, è sicuramente necessario isolare un soggetto principale, per non far perdere l’attenzione dell’osservatore. Quando componiamo in verticale invece stiamo cercando di creare della tridimensionalità quasi palpabile, aiutiamoci sempre con le linee guida.

Ricordate, la composizione perfetta è sempre nascosta in quel che state guardando, sta solo a voi trovarla. Questo significa essere un fotografo, vedere quello che gli altri non vedono.

Grazie a tutti per l’attenzione, arrivederci al prossimo articolo.

Data di pubblicazione: febbraio 2020
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