App(c)licazioni

Second View

Redazione

Second View: lo smartphone diventa il coltellino svizzero della fotografia.
Nell'epoca in cui lo smartphone ci ha già portato via quasi tutto, dal portafoglio alla macchina fotografica, c'è chi lo usa per tornare indietro. Sì, avete capito bene: per tornare alla pellicola. Un paradosso? Può darsi, ma di quelli che ci piacciono.

Il merito è di Benoit Linard, sviluppatore e fotografo, che ha ideato Second View, un'applicazione pensata per chi scatta con macchine prive di mirino integrato, telemetro o esposimetro. Nata come semplice supporto a un progetto di fotocamera stampata in 3D, si è evoluta in fretta in un vero assistente di campo per i puristi della pellicola (e non solo, come vedremo).

Un mirino su misura
Il cuore dell'app è facile da raccontare. Sfrutta la fotocamera ultra-grandangolare del telefono e ritaglia l'immagine in tempo reale, riproducendo il campo visivo e il rapporto d'aspetto della combinazione obiettivo/pellicola che avete scelto. In pratica, vedete sullo schermo quello che vedrà la vostra macchina. E i formati? Una lista da far girare la testa: il 35mm, il medio formato dal 6x4,5 fino ai panorami estremi del 6x17, il grande formato dalle lastre 4x5 all'8x10, i sensori digitali e persino dimensioni personalizzate.

Per chi lavora con banco ottico o fotocamere tecniche c'è addirittura la simulazione dei decentramenti, verticali e orizzontali, in passi da 1 mm. E sui modelli compatibili il sensore LiDAR misura la distanza dal soggetto e corregge da solo l'errore di parallasse rispetto al punto di vista del telefono. Quando l'ho letto mi sono chiesto: ma non sarà troppo? Poi ho ripensato a quante inquadrature "a occhio" sono andate storte nella vita di ogni fotografo, e ho smesso di chiedermelo.

Esposimetro e rullini
Non c'è solo la composizione, arricchita da griglie avanzate (sezione aurea, triangolo aureo) e da livelle a bolla. Second View integra anche un esposimetro continuo e uno spot meter con reticolo calibrabile. E qui arriva la chicca: un database con le curve di reciprocità di oltre 60 pellicole, utile a calcolare con precisione i tempi compensati nelle lunghe esposizioni, quando la chimica fa i capricci. Il timer è visibile persino sulla Lock Screen o nella Dynamic Island. Pensateci: un difetto dell'emulsione, risolto da un'isola dinamica. Il passato e il futuro che si danno la mano.

Per non reinserire i dati a ogni uscita si possono salvare i Camera Kits, che memorizzano le ottiche a disposizione, il formato di pellicola preferito, gli scostamenti di parallasse e perfino una checklist da scorrere prima dello scatto. Completa il quadro il Film Roll Tracking, che tiene il conto di quale emulsione è caricata in macchina e di quante pose avete già esposto. Quante volte ci siamo chiesti, davanti a una reflex d'altri tempi, "ma a che fotogramma sono?"...

Compagna di campo, non fotocamera
Gli store (App Store e Google Play) ci tengono a un chiarimento: Second View non scatta fotografie finali e non applica filtri per far sembrare le immagini dello smartphone simili alla pellicola. I fotogrammi salvati servono solo come promemoria visivi, riferimenti di composizione e metadati di pianificazione.
Ed è forse la parte che apprezziamo di più. In un mondo di filtri che fingono di essere pellicola, c'è finalmente un'app onesta che ti dice: "io ti aiuto a prepararti, ma lo scatto, quello vero, fallo sul supporto analogico". Se ne sentiva il bisogno, davvero.

 

Data di pubblicazione: ottobre-dicembre 2026
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