asino

Buon Anno! Auguriamocelo davvero.

La nostra rassegna si apre questo mese, per inaugurare bene l'anno nuovo, con una considerazione di mercato alquanto triste: le vendite di apparecchiature fotografiche hanno subito un calo deciso, almeno rispetto a quanto si aspettavano gli operatori del settore. Viene spontaneo chiedersi perché. Abbiamo avuto personalmente modo di aggirarci tra negozi e multicenter durante il periodo pre-natalizio per sincerarci di quanto venisse spinto il prodotto in vista delle imminenti festività e, la sensazione più immediata, è stata quella del disorientamento da parte di coloro che si apprestavano a fare acquisti

Come in tutti i settori merceologici anche il nostro non è esonerato dalla legge dell'offerta e della richiesta, legge che ormai tende a sbilanciarsi inequivocabilmente solo da una parte - la prima. L'offerta è ormai eccessiva e i produttori sembrano non rendersene conto. L'economia di scala e le strategie di marketing hanno portato a una differenziazione e una segmentazione delle fasce di prodotti tali da poter accontentare davvero ogni tipologia di utente finale, il cosiddetto target commerciale, ma anche a confondere quest'ultimo al punto che al momento di effettuare l'acquisto, quindi la scelta, nell'imbarazzo molte volte si astiene o si affida controvoglia ai fievoli consigli degli addetti alle vendite. Sulla professionalità di questi ultimi si potrebbero aprire pagine e dibattiti per verificarne anche l'affabilità oltre che la competenza ma, adesso, cercheremo di soprassedere.

Le grandi catene generaliste, dove si acquista dal libro al gadget, dal DVD alla reflex da qualche migliaio di euro, spesso impiegano addetti alle vendite che non sono in grado di dare una spiegazione adeguata del prodotto, aiutando chi acquista a dare il giusto valore a un oggetto contrapposto a un altro simile ma, al tempo stesso, diverso. In un grande negozio del centro di Milano è esposto da mesi un supertele da oltre 8.000 Euro abbinato a un corpo macchina di fascia amatoriale. Un controsenso oppure uno specchietto per allocchi facoltosi che, almeno fino a ora, non hanno abboccato. In un'altra vetrina decine di corpi macchina che urlano il loro numero di megapixel senza specificare tuttavia alcune caratteristiche che andrebbero indicate a tutela di chi compra: sono un modello fuori produzione, sono il clone della reflex qui a destra ma con marchio diverso e costo il doppio, i miei accessori hanno caratteristiche decisamente scadenti, i tuoi obiettivi non sono compatibili, sono pesantissima, ho il flash incorporato ma faccio foto scadenti come una normale compatta di bassa qualità, l'obiettivo in dotazione è un insulto alla fotografia per cui dovrai comprarne subito un altro e così via.

Davanti a questi messaggi il futuro cliente starebbe un po' più attento e, forse, i produttori o chi si occupa della loro comunicazione ci penserebbero due volte prima di affermare stupidaggini come quelle che si vedono in giro. Qualcuno sostiene che la corsa all'offerta senza limiti è impossibile da fermare: non ne sono così sicuro perché alcuni errori di valutazione portano al disastro economico a cui tante aziende vanno incontro senza timore alcuno. Eppure mi sembra ieri che case di fama mondiale, in seguito a scelte manageriali palesemente errate, hanno imboccato l'inesorabile viale del tramonto che le ha portate alla scomparsa o alla forzata vendita dei marchi e delle tecnologie proprietarie ad aziende del Sol levante, coreane o cinesi, in ordine diciamo così di rispettabilità della qualità produttiva.

Che cosa insegnano queste esperienze? Nulla, come al solito, perché spesso le persone al comando hanno stipendi inversamente proporzionali alle proprie capacità manageriali, almeno così vuole la leggenda. A volte viene da chiedersi: ma se il mercato mondiale dice che il 70% è appannaggio dei due giganti nipponici Canon e Nikon (in parti non uguali), gli altri come fanno a sopravvivere? Approfondiremo il discorso nella sezione Mercati.

Ancora auguri a tutti da od, e un ringraziamento all'autrice della foto di apertura, Alessandra Pavan Bernacchi.