C’era un vecchio adagio che, a proposito della distillazione di spiriti, recitava il modo in cui bisognava agire per ottenere un risultato ottimale. È necessario scartare la testa, che risulterebbe troppo carica di alcool, così come la coda, che sarebbe troppo scarica di sapore, così da tenere solo la parte centrale, il corpo equilibrato e ricco di gusto. Proprio come in fotografia, pensavo nei giorni scorsi. Un tempo si dedicava cura e pensiero a ciò che si scattava proprio come se il risultato dei nostri scatti fosse un distillato in immagini di quello che stavamo guardando.

Sui social gira la battuta che se ancora utilizzassimo la pellicola sarebbe impossibile vedere immagini di piatti serviti al ristorante o di piedi che, con l’avvento dell’estate, la fanno da padroni sulle sdraio di mezzo mondo.

Come al solito la qualità resta tale solo se va a braccetto con la (scarsa) quantità: alcuni penseranno che questo non è vero, forse tronfi delle proprie foto scattate a migliaia col telefonino e subito pubblicate sulla rete per la gioia di chi le potrebbe apprezzare; il più delle volte è solo una libidine dello stesso autore che è portato a vedere l’arte e la magia anche in immagini molto spesso inutili oltre che brutte. È anche vero che ogni scarrafone è bella a mamma sua ma si potrebbe anche dire basta. No?

Continuando con una similitudine enologica potrei dire che anche il miglior Sassicaia, una volta copiosamente annacquato, assomiglierebbe al peggior vino in cartone che si possa trovare negli hard discount perché perderebbe tutte le sue qualità e caratteristiche. Allo stesso modo oggi moltissimi si trovano a scattare senza ritegno al fine di ritornare a casa con una documentazione completa, ma spesso priva di carattere alcuno, così da poter selezionare almeno una decina di foto buone.

È tutta acqua quella che si sta versando nella scheda di memoria, un diluente invisibile che ci costringerà a trascorrere ore davanti al computer per scegliere e elaborare le immagini che dovranno rappresentarci sui social network.

Credo sia una cosa buona e giusta (e fonte di salvezza della fotografia) imparare a ritornare sui nostri passi, ripensare agli scatti concentrandoci sulla composizione della scena che stiamo per riprendere, imparando a domandarci se quella foto sarà capace di restituire qualche emozione a chi la guarderà, prima di tutto a noi stessi.

Vista l’imminenza delle vacanze estive mi sembrava un buono spunto di riflessione per tutti con un consiglio, per chi lo vuole accettare: meno scatti e qualche bicchiere di un ottimo vino o di un distillato, da bere in compagnia, pensando magari alle foto che andremo a scattare il giorno dopo.

Buona estate!

Data di pubblicazione: luglio 2015
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